Questa mattina sono giunte diverse notizie estremamente positive per le aziende di chip, che hanno favorito un rally globale sui titoli dei semiconduttori, guidato da due catalizzatori che hanno spazzato via mesi di incertezze geopolitiche e timori ciclici: il via libera di Pechino all’importazione dei chip Nvidia e i conti record del colosso olandese ASML.
Pechino apre le porte agli H200
La notizia che ha acceso il buy del mercato pre-Wall Street è arrivata da un report di Reuters: la Cina ha ufficialmente approvato la vendita dei processori Nvidia H200 ai giganti tecnologici nazionali ByteDance, Alibaba e Tencent. Non si tratta di una semplice autorizzazione burocratica, ma di una mossa strategica da oltre 400.000 unità. Dopo mesi di “soft ban” e tensioni doganali, il governo cinese ha scelto il pragmatismo: per mantenere competitivo il proprio settore internet, ha bisogno dell’hardware americano.
Tuttavia, l’approvazione arriva con una clausola astuta, definita dagli analisti come “bundling strategy”. Per ogni lotto di chip Nvidia acquistato, le Big Tech cinesi dovranno ordinare una quota proporzionale di chip domestici (come quelli di Huawei), garantendo così che i dollari versati a Nvidia finanzino indirettamente anche lo sviluppo dell’ecosistema locale. Per Nvidia, questo significa recuperare potenzialmente quei 12-16 miliardi di dollari di ricavi che sembravano persi, riaprendo di fatto il suo mercato geografico più grande.

ASML sorprende Wall Street
Se Nvidia ha fornito la speranza geopolitica, ASML ha fornito la certezza matematica. I risultati del quarto trimestre 2025 del produttore olandese di macchine per litografia hanno mostrato una disconnessione totale tra le caute stime degli analisti e la vorace realtà del mercato.
Il dato cruciale sono i nuovi ordini netti (net bookings), che si sono attestati a 13,2 miliardi di euro, quasi il doppio rispetto ai 6,8 miliardi previsti dal consensus. Di questi, ben 7,4 miliardi riguardano i sistemi EUV (Ultravioletto Estremo), essenziali per produrre chip a 2 nanometri e inferiori.
Questo boom di ordini è benzina per il Superciclo Hardware: conferma che le fonderie globali (TSMC, Samsung, Intel) non stanno solo sperimentando, ma stanno bloccando la capacità produttiva per la produzione di massa dei chip AI di prossima generazione fino al 2027.
L’effetto domino: da SK Hynix a Piazza Affari
A completare il quadro è arrivata SK Hynix. Il gigante sudcoreano delle memorie ha chiuso il 2025 con un utile operativo record di 47.200 miliardi di won, confermando che il focus dell’AI si è spostato sulla memoria HBM (High Bandwidth Memory), dove l’azienda detiene un potere di prezzo quasi monopolistico con margini operativi che nel Q4 hanno toccato il 58%.
L’onda lunga dell’ottimismo ha raggiunto anche l’Europa e Piazza Affari, dove STMicroelectronics ha registrato un rialzo del 3,4%, spinta dalla convinzione che il boom dei data center AI trascinerà presto anche la domanda di componenti per la gestione energetica e l’efficienza.
Il rischio residuo? Mentre i CEO festeggiano, l’attenzione si sposta ora su Washington. L’“AI Overwatch Act”, appena avanzato dalla Commissione Esteri della Camera USA con un voto bipartisan di 42-2, minaccia di dare al Congresso il potere di veto su queste stesse licenze di esportazione appena approvate. Per ora, però, il mercato ha scelto di guardare ai numeri dei bilanci piuttosto che alle bozze di legge: il semaforo verde per l’hardware AI è acceso.





