MILANO – La data di venerdì 21 novembre 2025 segna un punto di svolta nella storia finanziaria recente della Repubblica Italiana. A mercati chiusi, l’agenzia di rating Moody’s ha annunciato l’innalzamento del giudizio sul debito sovrano italiano da Baa3 a Baa2, riportando l’outlook da positivo a stabile.
Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma di un evento simbolico: è la prima volta in 23 anni – dal maggio 2002 – che la più severa delle “tre sorelle” del rating decide di promuovere l’Italia, interrompendo un ciclo secolare di declassamenti e timori che aveva spinto i titoli di stato pericolosamente vicini alla soglia “junk” (livello spazzatura) nel 2018.

Perché la promozione ora?
La decisione di Moody’s premia quella che l’agenzia definisce una “coerente stabilità politica e di policy”. Dopo anni di volatilità, la durata dell’esecutivo Meloni, entrato nel suo quarto anno, ha permesso una pianificazione fiscale che i mercati hanno giudicato credibile.
A pesare positivamente sulla bilancia sono stati tre fattori decisivi:
- I Conti Pubblici: L’Italia ha sovraperformato le attese sul deficit 2024, attestatosi al 3,4% del PIL contro il 3,8% preventivato, grazie anche a entrate fiscali robuste e alla chiusura definitiva della stagione del Superbonus.
- Il Sistema Bancario: Le banche italiane si presentano con bilanci solidi e un basso livello di crediti deteriorati (NPL), riducendo drasticamente i rischi per le casse dello Stato.
- Il PNRR: L’implementazione delle riforme legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stata giudicata efficace nel migliorare il contesto economico strutturale.
La reazione dei mercati e il “sorpasso” morale
La promozione non coglie i mercati completamente di sorpresa, ma ne certifica l’ottimismo. Lo spread BTP-Bund era già sceso in area 73 punti base alla vigilia del verdetto, un minimo che non si registrava da 15 anni.
Il dato più rilevante è il posizionamento relativo dell’Italia in Europa. Mentre la Francia affronta una procedura per deficit eccessivo e instabilità politica, Roma viene percepita come un porto più sicuro rispetto al passato. L’upgrade sblocca inoltre l’accesso ai titoli italiani per molti fondi sovrani e investitori istituzionali asiatici, che per statuto non potevano investire in asset valutati Baa3.
Le reazioni politiche
Esulta il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che definisce l’upgrade “un’ulteriore conferma della ritrovata fiducia in questo governo e dunque nell’Italia”. Per Palazzo Chigi, è la validazione della linea della “prudenza responsabile”.
Diverso il tono delle opposizioni. Sebbene il PD e il M5S non abbiano rilasciato dichiarazioni congiunte immediate sulla nota specifica di venerdì sera, la linea resta critica sulla ricaduta reale di questi numeri: la crescita economica resta anemica (sotto l’1% per i prossimi anni) e il miglioramento dei conti deriva, secondo le opposizioni, da tagli alla spesa sociale e sanitaria che gravano sulle famiglie.
Uno sguardo al futuro: il debito scenderà dal 2027
L’euforia del momento non deve nascondere le sfide strutturali. Moody’s avverte che il rapporto debito/PIL inizierà a scendere gradualmente solo a partire dal 2027, e solo se l’Italia manterrà avanzi primari costanti. Il vero ostacolo per un ulteriore miglioramento verso la “Serie A” del rating (la categoria A) rimane la crescita economica, frenata da una demografia in declino e da una produttività stagnante.
Lunedì 24 novembre i mercati riapriranno con una nuova certezza: l’Italia non è più un “osservato speciale” a rischio default, ma un partner affidabile, pur con i suoi storici fardelli.





