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Svolta storica: Apple sceglie Google Gemini come “cervello” della nuova Siri

Gen 13, 2026 | Aziende

Ieri, 12 gennaio 2026, la Silicon Valley ha assistito a uno dei matrimoni tecnologici più significativi del decennio. Con un comunicato congiunto che ha scosso i mercati, Apple e Google hanno ufficializzato una partnership pluriennale: la prossima generazione di Siri e i modelli fondativi di Apple Intelligence saranno costruiti sull’architettura di Google Gemini.

Questa mossa non è solo un aggiornamento software; è una ristrutturazione degli equilibri di potere nel mondo tech. Ecco cosa significa per gli utenti, per i mercati e per la privacy.

L’accordo: Gemini diventa le fondamenta

A differenza dell’integrazione opzionale con ChatGPT vista nel 2024, questo accordo è strutturale. Apple non sta semplicemente “usando” Gemini; ha dichiarato che i suoi Apple Foundation Models saranno “basati sui modelli Gemini e sulla tecnologia cloud di Google”.

In pratica, Apple ha ammesso implicitamente che i suoi sforzi interni per creare un LLM proprietario (il cosiddetto progetto “Ajax”) non erano pronti per competere con i giganti del settore. Per non restare indietro, Cupertino ha scelto la tecnologia più avanzata disponibile sul mercato per potenziare Siri, che promette di diventare finalmente l’assistente conversazionale che gli utenti attendono da anni.

La reazione dei mercati: Alphabet nel club dei 4 trilioni

La risposta di Wall Street è stata immediata ed euforica per Mountain View. Le azioni di Alphabet (Google) sono schizzate verso l’alto, portando la capitalizzazione di mercato dell’azienda oltre la soglia storica dei 4 trilioni di dollari nella giornata di ieri, superando momentaneamente Apple in valore assoluto. Gli investitori vedono l’accordo come la validazione definitiva di Gemini: se persino Apple, con le sue risorse infinite, sceglie Google per l’IA, significa che il vantaggio infrastrutturale di Big G è quasi incolmabile.

Il tocco di Apple

La domanda che tutti si pongono è: “I miei dati finiranno a Google?”. Apple è stata categorica: no. L’architettura dell’accordo prevede l’uso del Private Cloud Compute di Apple. Sebbene i modelli siano basati su Gemini, gireranno su server proprietari Apple (costruiti con chip Apple Silicon) o direttamente sul dispositivo. Google fornisce la “conoscenza” e l’architettura del modello, ma i dati degli utenti restano chiusi nell’ecosistema Apple e non vengono usati per addestrare i futuri modelli di Google.

Quando arriverà?

Nonostante l’annuncio trionfale, bisognerà attendere ancora qualche mese. Il comunicato parla di un arrivo “quest’anno”, ma gli analisti e i leaker più affidabili (come Mark Gurman) indicano la primavera del 2026 (probabilmente con iOS 19.4) come la finestra di lancio per la nuova Siri potenziata da Gemini. Una versione ancora più avanzata e “agentica”, capace di controllare le app in autonomia, potrebbe slittare fino a iOS 20 (autunno 2026 o 2027).

Vincitori e vinti

  • Vincitore (Google): Ottiene l’accesso a 2 miliardi di dispositivi Apple, cementando Gemini come lo standard globale dell’IA mobile.
  • Vincitore (Apple): Risolve il suo “problema IA” rapidamente senza dover spendere decine di miliardi in data center, mantenendo la promessa di privacy.
  • A Rischio (OpenAI): ChatGPT rimane un’opzione su iPhone, ma essere relegati a “plugin” mentre Gemini diventa il motore nativo del sistema operativo è un duro colpo strategico.

Mentre i regolatori antitrust UE e USA osservano con preoccupazione questa concentrazione di potere, per l’utente finale il risultato sarà semplice: un iPhone che, finalmente, capisce davvero cosa gli stiamo chiedendo.

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