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Svolta a Pechino: Seul e Cina firmano la “piena restaurazione” (mentre il Giappone finisce sotto sanzioni)

Gen 6, 2026 | Geo/Politica

PECHINO – L’asse geopolitico dell’Estremo Oriente si è spostato visibilmente nelle ultime 24 ore. Mentre i riflettori globali erano puntati sul raid statunitense in Venezuela, nella Grande Sala del Popolo di Pechino si consumava un riallineamento silenzioso. Il Presidente sudcoreano Lee Jae-myung e il Presidente cinese Xi Jinping, incontratisi ieri 5 gennaio, hanno ufficialmente dichiarato il 2026 come l’anno della “piena restaurazione” dei rapporti tra le due potenze, mettendo fine al gelo diplomatico dell’era conservatrice precedente.

Ma il calore dei brindisi a Pechino ha un prezzo, e a pagarlo sembrano essere gli alleati storici di Seul: Washington e, soprattutto, Tokyo.

Il “selfie” della discordia e 15 nuovi accordi

L’immagine simbolo del vertice non è una stretta di mano formale, ma un selfie. Lee Jae-myung ha posato sorridente con Xi Jinping utilizzando uno smartphone Xiaomi, lo stesso dispositivo che il leader cinese gli aveva regalato scherzosamente a novembre suggerendogli di controllare se ci fosse una “backdoor” per lo spionaggio. Un gesto che liquida con una risata anni di allarmi americani sulla sicurezza tecnologica cinese.

Dietro la diplomazia dei sorrisi c’è la sostanza: i due leader hanno presenziato alla firma di 15 accordi di cooperazione (MOU). I dettagli, pur mantenuti parzialmente riservati, delineano un “riaccoppiamento” (re-coupling) economico: innovazione congiunta, stabilità delle catene di approvvigionamento e riapertura del mercato cinese ai prodotti culturali coreani. Lee ha parlato esplicitamente della necessità di aprire una “nuova rotta” economica, scommettendo sull’integrazione con la Cina in settori chiave come l’Intelligenza Artificiale, sfidando implicitamente le restrizioni all’export tecnologico volute dagli USA.

Tokyo isolata

La mossa di Xi Jinping è stata un capolavoro di strategia “cuneo”. Mentre accoglieva Lee, Xi ha evocato i fantasmi del passato, ricordando che “Cina e Corea hanno fatto grandi sacrifici resistendo al militarismo giapponese”. Lee ha annuito, lodando Pechino per la conservazione dei siti della resistenza coreana.

La retorica si è trasformata in azione punitiva immediata. Questa mattina, poche ore dopo i festeggiamenti con la delegazione coreana, il Ministero del Commercio cinese ha annunciato il blocco totale delle esportazioni di beni “dual-use” (a duplice uso civile-militare) verso il Giappone. La misura è una rappresaglia diretta contro la “Dottrina Takaichi”: il Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi aveva recentemente dichiarato che un attacco cinese a Taiwan sarebbe una “crisi esistenziale” per il Giappone.

Il messaggio di Pechino è brutale nella sua chiarezza: chi fa le “scelte strategiche corrette” (Corea del Sud) ottiene accordi e mercati; chi segue la linea dura americana (Giappone) subisce la coercizione economica.

La frattura del fronte trilaterale

Il tempismo del vertice non poteva essere peggiore per gli Stati Uniti. L’amministrazione americana è attualmente assorbita dalle ricadute internazionali del blitz militare a Caracas che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro. Questo ha permesso a Xi di presentare la Cina come un’ancora di “stabilità” contro il “turbolento” unilateralismo occidentale.

Il presidente sudcoreano Lee, eletto con una piattaforma progressista e pragmatica, ha sfruttato l’incidente venezuelano per giustificare la sua politica di hedging: mantenere l’alleanza di sicurezza con gli USA, ma sganciarsi dalla loro crociata economica contro la Cina. Non è stata rilasciata alcuna dichiarazione congiunta che menzioni Taiwan o la denuclearizzazione nordcoreana in termini graditi a Washington, segnando una frattura evidente nel fronte trilaterale (USA-Giappone-Corea) che Biden aveva faticosamente costruito.

In sintesi: Il 2026 si apre con una Corea del Sud che sceglie il pragmatismo economico cinese a scapito della solidarietà ideologica con il Giappone, lasciando gli Stati Uniti con un alleato in meno nella guerra tecnologica e Tokyo pericolosamente sola nel Mar Cinese Orientale.

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