SpaceX, il colosso aerospaziale fondato da Elon Musk, ha svelato ai suoi banchieri i dettagli di quella che si preannuncia come la più grande Offerta Pubblica Iniziale (IPO) della storia dei mercati azionari. Secondo le ultime indiscrezioni trapelate tramite agenzie autorevoli come Reuters e Financial Times, l’azienda texana ha depositato in via confidenziale la documentazione per sbarcare a Wall Street, puntando a un debutto per il mese di giugno 2026 con una valutazione astronomica compresa tra 1.500 e 1.750 miliardi di dollari.
Se i numeri dovessero essere confermati, l’operazione polverizzerebbe il precedente record mondiale stabilito dal colosso petrolifero di stato Saudi Aramco, che nel 2019 raccolse 29,4 miliardi di dollari. SpaceX mira a raccogliere capitali colossali, stimati tra i 50 e gli 80 miliardi di dollari, necessari per finanziare il razzo Starship e per accelerare la corsa all’esplorazione dello spazio.
Retail: Wall Street aperta a tutti
La vera anomalia di questa operazione non risiede solo nelle cifre monstre, ma nella struttura stessa del collocamento azionario. Infatti, SpaceX intende destinare una grande quota di azioni, fino al 30% dell’intera offerta, direttamente ai piccoli risparmiatori, gli investitori “retail”. Nelle tradizionali IPO tecnologiche, i banchieri riservano a questa categoria solitamente solo tra il 5% e il 10% dei lotti.
Durante un recente vertice virtuale con il sindacato bancario, il Chief Financial Officer di SpaceX, Bret Johnsen, ha chiarito l’intento strategico e filosofico dell’azienda: “Il retail sarà una parte critica di questa operazione, una parte più ampia rispetto a qualsiasi altra IPO nella storia”. Johnsen ha poi aggiunto che questa architettura distributiva è fortemente voluta poiché “quelle sono le persone che hanno incredibilmente supportato noi e Elon per molto tempo, e vogliamo assicurarci di riconoscerlo”.
L’apice di questa strategia di democratizzazione del capitale avverrà l’11 giugno 2026, quando SpaceX ospiterà 1.500 investitori al dettaglio accuratamente selezionati per un evento di lancio esclusivo. L’offerta non sarà limitata ai confini statunitensi, ma aprirà i battenti ai mercati internazionali, includendo risparmiatori da Unione Europea, Regno Unito, Giappone, Australia, Canada e Corea del Sud.

Un esercito di banche
Il motore logistico dell’operazione è già a pieni regimi. Per gestire un afflusso di capitali di questa portata, Musk ha schierato un sindacato bancario composto da ben 21 istituti di credito. I ruoli di primo piano (lead underwriters) sono stati assegnati all’élite finanziaria globale: Morgan Stanley, Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Bank of America e Citigroup.
Il calendario del debutto è serrato. Il prospetto informativo pubblico (S-1) dovrebbe vedere la luce a fine maggio, mentre il roadshow globale, il tour di presentazioni per convincere i grandi fondi a comprare le azioni, partirà ufficialmente nella settimana dell’8 giugno. Il giorno prima, il management di SpaceX si interfaccerà con circa 125 analisti finanziari del consorzio bancario, con lo scopo di allineare i complessi modelli di valutazione.
Dai razzi all’Intelligenza Artificiale
Cosa giustifica una valutazione record per un’impresa meccanica e aerospaziale? Agli occhi di Wall Street, SpaceX non è più solo la società che lancia i satelliti. Ha consolidato un monopolio commerciale con i razzi riutilizzabili Falcon 9 e incassa flussi miliardari grazie alla sua rete internet Starlink, che ha superato i 10 miliardi di dollari di entrate nel 2025. Inoltre, attraverso il programma militare Starshield, l’azienda è divenuta un fornitore strutturale e insostituibile per il Pentagono e la sicurezza nazionale statunitense in un periodo in cui lo spazio è considerato un dominio sempre più conteso.
Ma il vero “boost” speculativo che infiamma i mercati è legato all’Intelligenza Artificiale. All’inizio dell’anno, SpaceX ha completato la fusione con xAI, la startup di intelligenza artificiale di Musk valutata 250 miliardi di dollari. Questa unione non è puramente finanziaria. I documenti normativi svelano un piano fantascientifico: SpaceX vuole lanciare in orbita fino a un milione di satelliti equipaggiati per fungere da veri e propri “data center orbitali” per l’addestramento e l’uso dell’intelligenza artificiale. Sfruttando l’energia solare costante e il gelo dello spazio per raffreddare i processori, Musk punta a superare i gravosi limiti energetici e territoriali che oggi strozzano i data center terrestri.

Un’azzardo calcolato?
Il tempismo dell’operazione intercetta un mercato americano alla disperata ricerca di asset solidi, ma nasconde pesanti incognite. Mentre i colossi del software tremano per la cosiddetta “SaaSpocalypse” (il calo delle azioni legate ai servizi in abbonamento terrestre), i capitali fuggono verso settori difensivi e infrastrutturali come la difesa e i chip. Tuttavia, acquistare azioni SpaceX a quasi 100 volte le sue vendite stimate (circa 20 miliardi nel 2026) costringe i fondi istituzionali a ignorare i tradizionali parametri di rischio.
È qui che entra in gioco la scommessa sui piccoli risparmiatori. Assorbendo fino a 24 miliardi di dollari dell’offerta, il mercato retail, tradizionalmente spinto dal “sentiment” e meno avvezzo ai rigidi modelli matematici di sconto dei flussi di cassa, garantirà quella pressione d’acquisto fondamentale per evitare che il titolo crolli nei suoi primissimi giorni di vita. Inoltre, con l’obiettivo dichiarato di entrare rapidamente nel prestigioso indice Nasdaq 100, Musk spera di forzare miliardi di dollari di acquisti passivi dagli ETF globali, stabilizzando il prezzo sul lungo termine.
L’imminente IPO di SpaceX non sarà quindi solo una colossale operazione di raccolta fondi, ma un banco di prova per il capitalismo moderno. La sfida sarà dimostrare se il carisma e le promesse di un singolo uomo potranno reggere l’urto, e i rigidi scrutini trimestrali, della Borsa più spietata del mondo.






