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Segretario Generale Nato Rutte: «La Russia può attaccare entro cinque anni»

Dic 12, 2025 | Geo/Politica

Non usa mezzi termini Mark Rutte. Nel suo intervento a Berlino, cuore politico di un’Europa che cerca faticosamente di riarmarsi, il Segretario Generale della Nato ha lanciato l’avvertimento più netto dall’inizio del suo mandato: l’Alleanza Atlantica deve prepararsi a un confronto militare diretto con la Russia entro una finestra temporale di appena cinque anni.

«Siamo il prossimo obiettivo della Russia», ha scandito Rutte durante il suo discorso dell’11 dicembre, di fronte al Cancelliere tedesco Friedrich Merz. L’analisi dell’intelligence alleata è impietosa: mentre le truppe di Mosca sono impegnate in Ucraina, il Cremlino ha già convertito la sua economia in una macchina da guerra capace di produrre circa 2.900 droni d’attacco al mese e migliaia di missili l’anno, ritmi che l’Occidente fatica ancora a eguagliare.

La Cina come “motore” del conflitto

Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento di Rutte riguarda il cambio di paradigma verso Pechino. Abbandonando ogni cautela diplomatica, il Segretario Generale ha definito la Cina l’«abilitatore decisivo» della guerra di Putin. «Senza il sostegno cinese, la Russia non potrebbe continuare a portare avanti questa guerra», ha affermato Rutte. La fornitura di tecnologie dual-use, macchinari industriali e il sostegno economico di Pechino non sono più visti come aiuti esterni, ma come parte integrante della minaccia. Rutte ha tracciato un legame diretto tra i due teatri: una crisi a Taiwan e una guerra in Europa non sono scenari distinti, ma vasi comunicanti di un’unica strategia di destabilizzazione globale.

Oltre il 2%: la nuova frontiera della spesa militare

L’allarme sui cinque anni serve a giustificare quella che Rutte definisce una necessaria “mentalità di guerra”. L’obiettivo del 2% del PIL per la difesa è ormai considerato un retaggio del passato. Facendo riferimento agli accordi presi al vertice dell’Aia, Rutte ha ribadito la necessità di spingersi verso il 5% del PIL per garantire una deterrenza credibile. In questo scenario, la Germania di Friedrich Merz gioca un ruolo cruciale. Berlino ha confermato l’impegno a raggiungere il 3,5% del PIL per le spese militari “core” già entro il 2029, sei anni prima dell’obiettivo Nato, stanziando oltre 108 miliardi di euro per la sicurezza nel solo 2026. «Se amate la lingua tedesca e non volete parlare russo, è cruciale investire ora», ha provocatoriamente chiosato Rutte durante un panel successivo.

Ucraina e deterrenza

Nonostante lo sguardo rivolto al futuro scontro con Mosca, il sostegno all’Ucraina resta l’immediata priorità. Rutte ha sottolineato l’importanza del meccanismo PURL (Prioritised Ukraine Requirements List) per far affluire armamenti vitali a Kiev. L’obiettivo è chiaro: alzare il costo dell’aggressione per Putin oggi, per evitare di dover combattere una guerra «sulla scala di quelle che hanno sopportato i nostri nonni» domani.

Il messaggio da Berlino è un ultimatum alla compiacenza europea: il tempo della pace è finito, e la finestra per prepararsi alla tempesta si sta chiudendo rapidamente.

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