Un’inchiesta pubblicata oggi dal Financial Times ha portato alla luce una profonda spaccatura tra Washington e Tokyo, rivelando che il governo giapponese si è duramente opposto al pagamento di una commissione da 6 miliardi di dollari a favore di SoftBank. La disputa si inserisce nel delicato quadro dello storico accordo commerciale che vincola il Giappone a versare 550 miliardi di dollari in investimenti negli Stati Uniti.
Al centro della controversia c’è il primo grande progetto nato da questa intesa: una colossale centrale a gas naturale da 33 miliardi di dollari in Ohio, essenziale per alimentare i data center dell’intelligenza artificiale. Per il suo ruolo di coordinatore e sviluppatore, il conglomerato tecnologico guidato da Masayoshi Son avrebbe dovuto incassare una commissione iniziale astronomica di circa 1.000 miliardi di yen, pari a oltre 6 miliardi di dollari.
Le autorità di Tokyo, tuttavia, sono intervenute con una mossa molto severa. L’importo destinato a SoftBank è stato decurtato di oltre il 90%. La quota rimanente non sarà versata in contanti all’avvio dei lavori, ma è stata dilazionata in un arco temporale di 15-20 anni e resa rigorosamente subordinata alle reali performance operative e produttive dell’impianto in Ohio.

Questa drastica revisione riflette il crescente malessere dell’esecutivo nipponico riguardo alla gestione e alla destinazione reale dei fondi. L’impegno di spesa da 550 miliardi era stato concepito come una concessione strategica per evitare che il Presidente Donald Trump imponesse dazi punitivi del 25% sull’export giapponese. Tuttavia, poiché la maggior parte di questi capitali proviene da istituti di credito statali e gode di garanzie pubbliche, il Giappone si sta assumendo il rischio sovrano dell’operazione.
Il contesto macroeconomico gioca un ruolo decisivo: stretto nella morsa di uno shock energetico causato dal recente scoppio del conflitto in Medio Oriente, un evento dagli scenari incerti e talmente impattante da aver costretto proprio oggi la Banca del Giappone a rinviare i previsti aumenti dei tassi di interesse, il governo non può politicamente tollerare che i fondi garantiti dai propri contribuenti vengano usati per gonfiare a dismisura i bilanci di intermediari privati.
I mercati hanno reagito immediatamente allo scoop, con le azioni di SoftBank che hanno aperto la seduta odierna alla Borsa di Tokyo all’insegna del nervosismo e della volatilità. Ma la portata della notizia è soprattutto geopolitica: la rivelazione del Financial Times cade nel giorno esatto in cui il neo Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi varca le porte della Casa Bianca per un vertice ad altissima tensione con Donald Trump. L’incidente dimostra che Tokyo, pur piegandosi alle pressanti richieste di “burden-sharing” economico dell’alleato americano, è determinata a far valere una rigida disciplina di bilancio, rifiutando di staccare assegni in bianco.





