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Scacco alla Cina: Washington versa 1,6 miliardi in USA Rare Earth per l’indipendenza mineraria strategica

Gen 25, 2026 | Geo/Politica

L’amministrazione USA entra nel capitale della compagnia mineraria con una valutazione record, sfidando le logiche di mercato per garantire i materiali critici alla difesa. Restano le ombre politiche sul conflitto di interessi.

Washington ha deciso di smettere di giocare secondo le regole del libero mercato per vincere la guerra delle risorse. In una mossa senza precedenti recenti, il governo degli Stati Uniti si prepara a iniettare 1,6 miliardi di dollari nella compagnia mineraria USA Rare Earth (USAR), acquisendo una quota del 10% e finanziando direttamente il debito dell’azienda. L’obiettivo è chiaro: spezzare il monopolio cinese sulle terre rare pesanti, essenziali per tutto, dai caccia F-35 ai motori dei veicoli elettrici.

Un assegno in bianco per la Sicurezza Nazionale

L’accordo, svelato dal Financial Times, non è un semplice sussidio. Si articola in un acquisto azionario diretto di circa 277 milioni di dollari (a 17,17 dollari per azione) e in un maxi-prestito garantito da 1,3 miliardi di dollari erogato tramite il programma CHIPS Act.

Ciò che ha lasciato di stucco Wall Street è la valutazione implicita: l’operazione valuta USA Rare Earth circa 16 miliardi di dollari, una cifra quasi cinque volte superiore alla sua capitalizzazione di mercato attuale (circa 3,7 miliardi). Il governo sta pagando un “premio sovranità” massiccio per un’azienda che, ad oggi, non ha ancora generato ricavi significativi e ha registrato perdite per 285 milioni di dollari nell’ultimo anno.

Il tesoro del Texas e la sfida tecnologica

Al centro della scommessa c’è il deposito di Round Top in Texas. A differenza di altre miniere, questa formazione geologica è ricca di terre rare pesanti (HREE) come il disprosio e il terbio, materiali di cui la Cina controlla quasi il 100% della raffinazione globale.

Il piano di USAR è ambizioso: creare una filiera completa “dalla miniera al magnete”. L’azienda ha accelerato i tempi e prevede l’inizio della produzione commerciale a Round Top per la fine del 2028, mentre l’impianto di produzione di magneti in Oklahoma dovrebbe essere operativo già nella prima metà del 2026. Se il progetto avrà successo, gli USA avranno la loro prima fonte interna e sicura di magneti permanenti ad alte prestazioni, rendendosi immuni ai divieti di esportazione che Pechino ha minacciato o attuato nel recente passato.

L’ombra del conflitto di interessi

Tuttavia, l’euforia dei mercati, con le azioni USAR raddoppiate nelle ultime settimane, è accompagnata da polemiche politiche a Washington. Parallelamente ai fondi pubblici, l’azienda sta raccogliendo 1 miliardo di dollari da privati attraverso la banca d’investimento Cantor Fitzgerald.

Il problema? Cantor Fitzgerald è guidata da Brandon Lutnick, figlio dell’attuale Segretario al Commercio Howard Lutnick, il cui dipartimento supervisiona proprio i prestiti governativi che stanno arricchendo USAR. I senatori democratici Elizabeth Warren e Ron Wyden hanno già chiesto indagini, sollevando il dubbio che la politica industriale americana si stia intrecciando pericolosamente con gli affari di famiglia del Segretario.

Conclusione

Con questo investimento, gli Stati Uniti segnalano che il costo dell’efficienza economica è ormai secondario rispetto alla sicurezza nazionale. Washington sta comprando un’assicurazione contro il rischio geopolitico al prezzo più alto mai visto, scommettendo che la chimica del Texas possa contrastare il monopolio della Cina. Resta da vedere se la tecnologia di separazione dei minerali, ancora da provare su larga scala, sarà all’altezza delle aspettative o se i contribuenti americani si ritroveranno a finanziare un costoso esperimento.

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