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Salta il vertice in Pakistan, l’Iran rilancia in 10 minuti: caos negoziale mentre Israele attacca in Libano

Apr 26, 2026 | Geo/Politica

Una giornata di frenetici capovolgimenti diplomatici ha ridisegnato i contorni della crisi mediorientale in sole 24 ore. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha innescato un caos negoziale annullando improvvisamente la missione diplomatica a Islamabad, in Pakistan, dove i suoi inviati speciali Jared Kushner e Steve Witkoff avrebbero dovuto incontrare la delegazione iraniana.

La mossa è stata giustificata dal Presidente come una scelta per evitare “troppo tempo sprecato a viaggiare” a fronte della “confusione” e delle lotte intestine all’interno della leadership di Teheran. Riaffermando una posizione di netto dominio al tavolo delle trattative, Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti hanno “tutte le carte in regola”, intimando alla controparte: “Se vogliono parlare, tutto ciò che devono fare è chiamare”. A riprova del suo rigido controllo anche sulla narrazione mediatica dell’evento, Trump è intervenuto personalmente inviando un messaggio diretto alla giornalista del New York Post Caitlin Doornbos, inviata a Islamabad per coprire il summit, ordinandole perentoriamente: “Torna a casa!!!” (“Come home!!!”).

La cancellazione ha provocato una reazione istantanea da parte di Teheran. Secondo quanto riferito dallo stesso Trump ai giornalisti a bordo dell’Air Force One, l’Iran ha fatto pervenire alla Casa Bianca un nuovo documento negoziale esattamente dieci minuti dopo l’annullamento formale del viaggio. Questa nuova offerta è stata definita dal Presidente “ampiamente migliore” rispetto alla precedente e ricca di concessioni (“hanno offerto molto”), ma è stata comunque giudicata “insufficiente” per giustificare la ripresa immediata dei colloqui. La linea rossa di Washington rimane inamovibile: l’intero accordo si basa sull’imperativo semplice e non negoziabile che l’Iran rinunci per sempre allo sviluppo di un’arma nucleare. Sullo sfondo rimane intatto il devastante assedio commerciale: la U.S. Navy continua l’operazione di sminamento dello Stretto di Hormuz mentre mantiene il blocco sui porti iraniani.

Mentre la diplomazia avanza in questo braccio di ferro asimmetrico, il fragore delle bombe è tornato a farsi sentire con rinnovata violenza sul fronte levantino. Frantumando le recenti intese sul cessate il fuoco, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di lanciare “attacchi militari violenti” contro gli obiettivi di Hezbollah nel sud del Libano. Accusando la milizia sciita di aver violato ripetutamente la tregua, Israele ha sferrato raid che hanno colpito operativi e veicoli a Yohmor al-Shaqeef e Safad al-Battikh, provocando l’immediata rappresaglia di Hezbollah contro unità israeliane.

Questo inasprimento della crisi mediorientale si consuma, peraltro, in ore di altissima allerta per la sicurezza nazionale statunitense. Nella serata di ieri, durante l’annuale cena dei corrispondenti della Casa Bianca al Washington Hilton, un individuo di 31 anni, identificato come Cole Tomas Allen, ha tentato di superare con la forza i controlli di sicurezza armato di fucile a pompa, una pistola e diversi coltelli. Un agente del Secret Service è stato colpito a bruciapelo durante l’incursione, ma è stato salvato dal suo giubbotto antiproiettile balistico. L’assalitore è stato rapidamente neutralizzato e arrestato, mentre il Presidente è stato evacuato illeso. Sebbene l’incidente domestico appaia contenuto, esso getta un’ombra sulle vulnerabilità del vertice esecutivo nel pieno di una crisi geopolitica di proporzioni storiche.

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