Non è solo un’intesa diplomatica, ma un vero e proprio cambio di passo industriale e geopolitico. Nel cuore del Kantei, la residenza ufficiale del Primo Ministro giapponese, Giorgia Meloni e la sua omologa Sanae Takaichi hanno siglato ieri un accordo che eleva le relazioni tra Italia e Giappone a “Partenariato Strategico Speciale”.
Un vertice storico, ribattezzato dai media nipponici “SanaMelo Summit”, che cade nel 160° anniversario delle relazioni tra i due Paesi e che le due leader, entrambe prime donne alla guida dei rispettivi governi, hanno voluto incardinare su un concetto preciso: il “ganbaru”.
La filosofia della tenacia
È stata la stessa Meloni a citare il termine giapponese durante il bilaterale: «Significa fare più del proprio meglio, perseverare con tenacia». Una filosofia che diventa la spina dorsale della nuova alleanza conservatrice tra Roma e Tokyo, unite dalla necessità di difendere un ordine mondiale «basato sulla forza del diritto e non sulla legge del più forte». Ma dietro la retorica dei valori, c’è molta sostanza pragmatica: sicurezza economica, difesa e materie prime.
Difesa: da clienti a produttori
Il pilastro più solido dell’intesa resta il GCAP (Global Combat Air Programme), il caccia di sesta generazione sviluppato con il Regno Unito. Meloni e Takaichi hanno confermato che il progetto procede spedito: non si tratta più solo di acquistare sicurezza (come avveniva con i jet americani), ma di diventarne “produttori”. L’obiettivo è creare una piattaforma tecnologica comune che garantisca sovranità industriale e superiorità nei cieli entro il 2035.

La guerra dei minerali
La vera novità del vertice 2026 riguarda però la sicurezza economica. Italia e Giappone, due potenze manifatturiere povere di materie prime, hanno deciso di fare fronte comune contro la fragilità delle catene di approvvigionamento. L’accordo prevede investimenti congiunti e scambio di tecnologie per garantire l’accesso a minerali critici (litio, terre rare) e semiconduttori, riducendo la dipendenza da “singoli fornitori” (un riferimento neanche troppo velato alla Cina). La strategia include la cooperazione in Paesi terzi, specialmente in Africa nell’ambito del Piano Mattei, e lo sviluppo di tecniche avanzate di riciclo dei materiali.
Spazio e Robotica: il futuro è qui
Il “patto di ferro” si estende anche alle nuove frontiere. È stato istituito un nuovo organismo consultivo per la cooperazione spaziale, che vedrà le agenzie dei due Paesi collaborare su osservazione satellitare e sicurezza marittima. Infine, forte spinta sulle sinergie industriali civili: dalla robotica, dove il Giappone cerca il design e la flessibilità italiana per affrontare l’invecchiamento della popolazione, al settore farmaceutico, con colossi come Takeda e Angelini pronti a beneficiare di un canale preferenziale per la ricerca e gli investimenti incrociati.
In sintesi: Meloni torna da Tokyo con un alleato strategico nel Pacifico e un’agenda industriale chiara. In un mondo frammentato, Italia e Giappone hanno scelto di non subire il cambiamento, ma di affrontarlo con lo spirito del ganbaru.





