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Powell ad Harvard: “tassi adeguati e nessun contagio”. Ma tra crisi del credito privato e scontro con Trump, la Fed naviga a vista

Mar 31, 2026 | MacroEconomia

Il Presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha scelto la prestigiosa platea dell’Università di Harvard per lanciare un duplice messaggio di rassicurazione e fermezza. In un contesto economico globale surriscaldato dalla crisi in Medio Oriente, da un’occupazione stagnante e da violente pressioni politiche interne, Powell ha confermato lunedì che l’attuale livello dei tassi d’interesse si trova in una “buona posizione” per gestire l’incertezza. Allo stesso tempo, il banchiere centrale ha respinto i timori di un imminente collasso sistemico legato alle recenti turbolenze nel mercato del credito privato. Tuttavia, dietro i toni misurati tipici della Fed, si staglia l’ombra di un’economia complessa, minacciata da crac finanziari opachi e da un attacco all’indipendenza della stessa Banca Centrale.

Tassi e Inflazione

Il discorso del 30 marzo arriva in un momento cruciale. La guerra in Iran ha innescato uno shock dell’offerta che ha spinto i prezzi del petrolio greggio Brent oltre i 112 dollari al barile, facendo avvicinare il costo della benzina negli Stati Uniti alla soglia critica dei 4 dollari al gallone. Di fronte allo spettro di una nuova fiammata inflazionistica, Powell ha chiarito che la Fed non si lascerà prendere dal panico. “La tendenza è quella di guardare oltre qualsiasi tipo di shock dell’offerta”, ha spiegato agli studenti, sottolineando come la politica monetaria agisca con ritardi lunghi e variabili. Un aumento precipitoso dei tassi oggi finirebbe per soffocare l’economia quando l’effetto dello shock petrolifero sarà già svanito.

Attualmente, i tassi restano congelati nel range tra il 3,50% e il 3,75%. L’inflazione annua al consumo (ICP) si è stabilizzata al 2,4% a febbraio, il livello più basso dal maggio 2025, sebbene le pressioni sui prezzi energetici abbiano ripreso a correre. La Fed mantiene questo cauto attendismo (“wait-and-see”) anche alla luce di un mercato del lavoro descritto come “low-hire, low-fire” (pochi licenziamenti, ma pochissime assunzioni). Powell ha espresso profonda empatia per i giovani, riconoscendo che le aziende stanno congelando l’ingresso di nuovi lavoratori a causa delle incertezze su come l’Intelligenza Artificiale (IA) trasformerà i processi produttivi.

L’illusione del credito privato

Durante la sessione di domande, l’attenzione del pubblico si è rapidamente spostata sui crescenti rischi nel mercato del credito privato, un settore d’ombra che oggi muove circa 3.000 miliardi di dollari. Interrogato sui recenti default, Powell ha cercato di spegnere gli allarmismi. “Quella che vediamo è una correzione in corso”, ha rassicurato il Presidente, escludendo i presupposti per un “evento sistemico più ampio” e precisando che, al momento, la Fed non rileva concreti segnali di contagio verso il sistema bancario tradizionale.

Queste rassicurazioni contrastano però nettamente con i brividi che stanno percorrendo la finanza globale. Il fragoroso collasso della britannica Market Financial Solutions (MFS) ha scosso le fondamenta del settore immobiliare. MFS è finita in amministrazione controllata a febbraio, rivelando un buco contabile stimato in 1,7 miliardi di dollari. L’accusa principale mossa dai creditori è l’uso di pratiche fraudolente come il “double-pledging”: MFS avrebbe cioè utilizzato gli stessi identici immobili come garanzia per ottenere linee di finanziamento multiple. Banche di primissimo piano come Barclays (esposta per circa 800 milioni di dollari), Apollo (500 milioni) e Jefferies (130 milioni) si sono ritrovate coinvolte in prima fila.

Molti analisti temono che il crac MFS sia solo un “cockroach event” (effetto scarafaggio), ossia l’avvisaglia visibile di un’infezione molto più estesa in un mercato dipendente dal debito a basso costo. Non a caso, recentemente altre realtà della finanza alternativa, come fondi di Blue Owl e Blackstone, sono state costrette a bloccare i prelievi o innalzare i tetti massimi di rimborso per far fronte a fughe improvvise di liquidità da parte degli investitori.

Oltre alle insidie dei mercati, la Federal Reserve sta affrontando la crisi istituzionale più aspra della sua storia moderna. Powell è bersaglio di un attacco mirato all’indipendenza della Banca Centrale sferrato dall’amministrazione di Donald Trump, apertamente frustrata dal mancato taglio dei tassi. L’Esecutivo ha tentato di forzare la mano avviando un’indagine penale del Dipartimento di Giustizia, ipotizzando reati legati agli extra-costi da 1,2 miliardi di dollari maturati durante la ristrutturazione del quartier generale della Fed a Washington.

Questa manovra è implosa l’11 marzo, quando il giudice federale James Boasberg ha annullato i mandati di comparizione governativi. Nella sentenza, Boasberg ha certificato l’assenza di “zero prove” a carico di Powell. “Una montagna di prove suggerisce che il Governo ha notificato questi mandati allo scopo predominante di molestare e fare pressioni sul suo Presidente affinché votasse per tassi di interesse più bassi o si dimettesse”, ha scritto il giudice.

La scadenza del mandato

Con il mandato di Jerome Powell in scadenza a maggio 2026, Trump ha già ufficializzato il suo successore: l’ex banchiere di Morgan Stanley Kevin Warsh. L’insediamento di Warsh preannuncia un drastico cambio di rotta definito dai mercati come “Lo Shock Warsh”.

In contrasto con il cauto gradualismo di Powell, Warsh si fa portavoce di una “Dovishness Produttiva”. La sua tesi è che l’Intelligenza Artificiale innescherà un’ondata di efficienza e produttività impressionante, capace di agire come una gigantesca forza disinflazionistica. Su questa scommessa, Warsh punta a un rapido taglio dei tassi di interesse, allineandosi ai desideri della Casa Bianca. Questa prospettiva tecno-ottimista trova però formidabili resistenze interne; governatori come Michael Barr ritengono infatti che la colossale mole di investimenti infrastrutturali richiesti dai data center dell’IA farà invece alzare il “tasso neutrale”, rendendo i tagli prematuri un trampolino per l’inflazione fuori controllo.

Mentre Wall Street esulta per le tenui speranze di pace in Medio Oriente spingendo il Dow Jones in rialzo di oltre 400 punti , la vera battaglia per la stabilità finanziaria globale è ancora tutta da combattere dietro le porte chiuse della Federal Reserve.

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