Bruxelles tenta il tutto per tutto. In una mossa che sa di ultima spiaggia per disinnescare la rabbia delle campagne e salvare l’agenda commerciale europea, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha calato l’asso: un anticipo immediato di 45 miliardi di euro sui fondi della futura Politica Agricola Comune (PAC) e una dotazione blindata di 293,7 miliardi destinata esclusivamente al sostegno al reddito degli agricoltori.
La mossa di Bruxelles: soldi subito e “rete di sicurezza” raddoppiata
La proposta, formalizzata in una lettera inviata ai vertici delle istituzioni UE, disegna il perimetro finanziario per il ciclo 2028-2034. Oltre alla dotazione di base, von der Leyen propone di raddoppiare la riserva di crisi agricola portandola a 6,3 miliardi di euro, creando un “cuscinetto” finanziario più robusto per proteggere le aziende da eventi climatici estremi e shock di mercato. Ma il vero punto di svolta è il meccanismo di “front-loading”: rendere disponibili subito, all’inizio del ciclo nel 2028, 45 miliardi che normalmente sarebbero stati sbloccati solo a metà percorso, offrendo liquidità immediata a un settore in crisi di ossigeno.
Il Governo Meloni: “L’Italia è stata ascoltata”
A Palazzo Chigi si respira aria di vittoria. La Premier Giorgia Meloni ha accolto la notizia con soddisfazione, rivendicando il risultato come frutto della “linea di buon senso” tenuta dal governo italiano ai tavoli negoziali. A dare la misura del successo politico è il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: secondo le stime del Masaf, l’Italia porterà a casa circa 10 miliardi di euro in più rispetto alle bozze iniziali, raggiungendo una dotazione complessiva di 40,7 miliardi ed evitando il taglio lineare del 22% che sembrava imminente solo pochi mesi fa. “Abbiamo garantito il giusto reddito agli agricoltori e la specificità delle politiche agricole”, ha commentato Lollobrigida, sottolineando come sia stato scongiurato il rischio di vedere i fondi agricoli diluiti in altri capitoli di spesa.

L’altra faccia della medaglia: la furia dei sindacati
Se la politica festeggia, i campi restano in subbuglio. Le principali organizzazioni agricole, Coldiretti e Confagricoltura in testa, leggono nella proposta un tentativo di “sedare” la protesta senza risolvere i problemi strutturali. Il timore principale riguarda l’architettura del nuovo “Fondo Unico” nazionale: il rischio, denunciano i sindacati, è che i fondi agricoli finiscano in un unico calderone gestito dai Ministeri dell’Economia, perdendo la loro specificità e diventando facile preda di tagli in caso di emergenze nazionali diverse. Massimiliano Giansanti di Confagricoltura è stato netto: “Questa proposta va cancellata, non è più una politica comune ma una rinazionalizzazione mascherata” che spacca il mercato unico. Sulla stessa linea la Coldiretti, che vede nell’operazione un “inganno” per coprire i veri problemi: l’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto e, soprattutto, l’ombra dell’accordo commerciale con il Mercosur.
Il retroscena: 45 miliardi per far passare il Mercosur?
Molti osservatori collegano direttamente l’apertura del portafoglio da parte di Bruxelles all’imminente decisione sull’accordo di libero scambio con il Sud America. L’anticipo di liquidità servirebbe a “comprare” la pace sociale necessaria per ratificare un trattato che porterà in Europa carne e prodotti sudamericani a dazio zero o ridotto, una prospettiva che terrorizza gli agricoltori europei per la mancanza di reciprocità sugli standard sanitari e ambientali.
La partita, dunque, è tutt’altro che chiusa. Mentre il governo incassa quello che definisce un “successo storico”, nel settore c’è ancora tensione. I 45 miliardi basteranno a spegnere l’incendio o saranno solo benzina sul fuoco della protesta?





