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Oro verso i 4.500 dollari nel 2026: per UBS la “domanda strutturale” consoliderà il rally

Dic 2, 2025 | Finanza

Chi pensava che la corsa dell’oro fosse giunta al capolinea con il consolidamento sopra la soglia psicologica dei 4.000 dollari dovrà ricredersi. In una mossa che ridefinisce le aspettative per il prossimo biennio, gli analisti di UBS hanno rivisto al rialzo le loro previsioni, fissando un nuovo ambizioso target: 4.500 dollari l’oncia entro la metà del 2026.  

Non si tratta di semplice speculazione o di un riflesso incondizionato ai recenti record. Al centro dell’ultima analisi della banca svizzera, pubblicata tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 2025, c’è un concetto chiave che promette di sostenere le quotazioni ben oltre le attese: la “forte domanda strutturale” (strong structural demand).  

Oltre il Ciclo: La Nuova Era dell’Oro

Secondo il team di UBS, guidato nelle strategie sulle materie prime da figure come Wayne Gordon e Daniel Major, il mercato dell’oro ha cambiato pelle. Se un tempo le quotazioni ballavano quasi esclusivamente al ritmo dei tassi di interesse della Federal Reserve, oggi il metallo giallo è sostenuto da forze più profonde e durature.  

“I driver dell’oro non sono più solo ciclici — l’offerta strutturale rimane saldamente al suo posto”, spiegano gli analisti, sottolineando come l’attuale contesto macroeconomico sia l’esatto opposto di quello che ha innescato i mercati ribassisti (bear market) negli ultimi cinquant’anni.  

I Numeri della Corsa: Banche Centrali e Ritorno degli ETF

A blindare il prezzo dell’oro sono due compratori formidabili. Da un lato ci sono le Banche Centrali, veri protagonisti di questa fase storica. UBS stima che il settore ufficiale acquisterà circa 900 tonnellate di oro nel 2026. Sebbene sia un dato in lieve calo rispetto ai record del 2024-2025, rappresenta quasi il doppio della media annuale registrata nel decennio precedente. La motivazione è strategica: diversificare le riserve lontano dal dollaro e proteggersi dai rischi di sanzioni e dal debito sovrano USA.  

Dall’altro lato, si prevede il grande ritorno degli investitori privati occidentali. Con i tassi reali in discesa e l’incertezza politica legata alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti (Midterm 2026), UBS prevede che gli ETF sull’oro torneranno ad attrarre massicci capitali, con afflussi stimati in 750 tonnellate per il prossimo anno.  

Scenari Estremi: Obiettivo 4.900 Dollari

L’analisi di UBS non si limita allo scenario base. Qualora i rischi geopolitici dovessero intensificarsi o la situazione fiscale americana peggiorare ulteriormente – uno scenario definito di “rischi finanziari” – la banca vede il metallo prezioso spingersi fino a 4.900 dollari l’oncia.  

Una visione che, per quanto audace, appare persino prudente se confrontata con altri colossi di Wall Street: Bank of America e Goldman Sachs, ad esempio, hanno già tracciato la rotta verso i 5.000 dollari per il 2026, citando le politiche economiche “non ortodosse” degli USA come carburante per il rally.

Cosa Significa per gli Investitori

Per i risparmiatori, il messaggio è chiaro: l’oro non è più solo un bene rifugio da comprare in caso di emergenza, ma un asset strategico per navigare un mondo frammentato. Con un “pavimento” di prezzo che UBS individua solidamente sopra i 3.700 dollari anche nello scenario peggiore , la “domanda strutturale” sembra destinata a mantenere i portafogli brillanti ancora a lungo.

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