L’annuncio di un massiccio piano di raccolta fondi per sostenere la corsa all’Intelligenza Artificiale viene letto dai mercati come un segnale di debolezza finanziaria. Esplodono i costi di assicurazione sul debito mentre circolano voci di tensioni con i grandi istituti di credito.
Quella che doveva essere una dimostrazione di forza muscolare si è trasformata in un sell the news per Oracle Corporation. Le azioni del colosso tecnologico sono calate del –3,80% nel pre-market, proseguendo una spirale negativa che ha visto il titolo perdere terreno dai massimi dello scorso anno. A innescare la vendita massiccia è stato l’annuncio, diramato domenica sera, di un piano di finanziamento monstre da 50 miliardi di dollari per l’anno solare 2026.
L’obiettivo dichiarato da Larry Ellison è chiaro: costruire i data center necessari per soddisfare una domanda “esplosiva” da parte di clienti come OpenAI, NVIDIA e la neo-acquisita TikTok U.S.. Tuttavia, gli investitori hanno letto tra le righe dell’annuncio un messaggio ben diverso: l’azienda ha un disperato bisogno di liquidità.
I tre fattori che hanno affossato il titolo
L’analisi dei report odierni evidenzia tre cause principali per la reazione nervosa del mercato:
1. Lo spettro della diluizione: Il piano prevede che circa 20 miliardi di dollari vengano raccolti attraverso la vendita di nuove azioni sul mercato (programma “At-The-Market”). Per gli azionisti attuali, questo significa una diluizione immediata del valore delle proprie quote. Gli analisti di TD Cowen hanno definito la situazione di Oracle un “buco nero di flussi di cassa”: l’azienda sta spendendo in infrastrutture molto più di quanto incassa, con un Free Cash Flow previsto in negativo fino al 2030.
2. Allarme rosso sul debito: le banche chiudono i rubinetti? Il dato più allarmante non arriva dalla Borsa, ma dal mercato obbligazionario. I Credit Default Swap (CDS) di Oracle, ovvero il costo per assicurarsi contro il fallimento dell’azienda, sono schizzati a 139 punti base, il livello più alto dalla crisi finanziaria del 2008. Secondo indiscrezioni riportate oggi, diverse grandi banche d’affari, tra cui Bank of America, avrebbero rifiutato di estendere ulteriori prestiti per i progetti di data center dell’azienda, costringendo Oracle a rivolgersi direttamente al mercato obbligazionario con tassi di interesse in forte ascesa.
3. Il rischio OpenAI: Oracle sta costruendo un’infrastruttura faraonica basata principalmente sulle promesse di pagamento di OpenAI, un cliente che, nonostante la fama, brucia miliardi e non è ancora profittevole. Il timore è che Oracle si stia esponendo eccessivamente verso un unico debitore: se la bolla dell’IA dovesse sgonfiarsi, i data center da miliardi di dollari potrebbero rimanere vuoti.
Una scommessa da tutto o niente
Non tutti, però, vedono nero. I “tori” sottolineano che Oracle siede su un portafoglio ordini (backlog) record di 523 miliardi di dollari. Se l’azienda riuscirà a superare questa crisi di liquidità a breve termine senza perdere il suo rating investment grade, la scommessa potrebbe ripagare lautamente in futuro.
I rischi sono elevati: così ha commentato un analista di DA Davidson: “Se questo finanziamento fallisce, per Oracle potrebbero spegnersi le luci”.





