Il panorama dell’intelligenza artificiale ha subito oggi una scossa sismica. Amazon è in trattative avanzate per investire 10 miliardi di dollari in OpenAI, una mossa che potrebbe proiettare la valutazione della società guidata da Sam Altman oltre la vertiginosa soglia dei 500 miliardi di dollari.
Se confermato, questo accordo non sarebbe solo una transazione finanziaria, ma una dichiarazione di guerra tecnologica. Al centro del negoziato, infatti, non c’è solo il denaro, ma il silicio: l’investimento è vincolato all’adozione da parte di OpenAI dei nuovi chip proprietari di Amazon, i Trainium, segnando un tentativo diretto di spezzare il monopolio di Nvidia nell’infrastruttura AI.
Una Nuova Alleanza Strategica
È fondamentale non confondere questa notizia con il recente passato. Solo il mese scorso, OpenAI e Amazon Web Services (AWS) avevano siglato un contratto commerciale da 38 miliardi di dollari. Quello era un accordo di fornitura (OpenAI paga Amazon per usare i server); quello discusso oggi è un investimento azionario (Amazon paga OpenAI per entrare nel capitale).
Questa distinzione è cruciale: trasformando Amazon da semplice fornitore a socio, OpenAI consolida la sua strategia “Svizzera”, diversificando le alleanze per non dipendere più esclusivamente da Microsoft. Microsoft, che detiene ancora il 27% dell’azienda, vede così diluirsi la sua storica esclusività, pur mantenendo un ruolo centrale nella commercializzazione dei modelli.

La Guerra dei Chip: Trainium contro H100
Il vero fulcro dell’accordo è l’hardware. OpenAI, che finora ha costruito il suo impero sulle GPU di Nvidia, inizierebbe a utilizzare i chip Trainium 3 di Amazon per addestrare i suoi modelli futuri. Amazon promette che i suoi processori offrono un’efficienza energetica superiore del 40% e costi dimezzati rispetto alle alternative di mercato. Per OpenAI, che punta a costruire data center da 30 gigawatt entro il 2030, ridurre la “Nvidia Tax” è una necessità esistenziale per rendere sostenibile il sogno dell’Intelligenza Artificiale Generale (AGI).
Le Ombre: Bolla Finanziaria e Antitrust
Non mancano però le preoccupazioni. Gli analisti finanziari guardano con sospetto a questa “economia circolare”, dove i giganti tech investono in startup che poi usano quegli stessi soldi per comprare servizi cloud dai loro investitori. Questo meccanismo rischia di gonfiare artificialmente i ricavi del settore, creando i presupposti per una bolla speculativa.
Inoltre, l’operazione ha già acceso i riflettori della Federal Trade Commission (FTC). L’autorità americana teme che queste “fusioni ombra” servano a cementare il controllo delle Big Tech sull’ecosistema AI, eludendo le normali procedure antitrust.
Mentre i mercati reagiscono positivamente, con il titolo Amazon vicino ai massimi storici , la domanda resta: l’alleanza tra il gigante dell’e-commerce e il creatore di ChatGPT sarà il motore definitivo per l’AGI o l’inizio di una nuova era di consolidamento monopolistico?





