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Nvidia chiude i rubinetti: l’investimento da 30 miliardi in OpenAI sarà l’ultimo. Nel mirino le IPO del 2026

Mar 5, 2026 | Aziende

Il periodo dei finanziamenti privati illimitati per le startup dell’intelligenza artificiale sta per terminare? Mercoledì 4 marzo 2026, dal palco della Morgan Stanley Technology, Media & Telecom Conference a San Francisco, il CEO di Nvidia, Jensen Huang, ha sganciato una dichiarazione molto importante per gli equilibri di Wall Street e dell’intera Silicon Valley.

Huang ha annunciato che il recente investimento di 30 miliardi di dollari in OpenAI “potrebbe essere l’ultima volta” che il colosso dei chip immette capitale diretto nella startup madre di ChatGPT. La stessa sorte toccherà ad Anthropic: l’impegno da 10 miliardi di dollari, confermato nelle ultime settimane, sarà con ogni probabilità il capitolo finale delle iniezioni di liquidità da parte di Nvidia.

Il fattore IPO e l’accordo da 100 miliardi saltato

La motivazione dietro questa drastica frenata strategica si riassume in tre lettere: IPO. Entrambe le aziende, leader assolute nell’ecosistema dell’AI generativa, stanno preparando il terreno per le rispettive Offerte Pubbliche Iniziali (IPO) previste per la fine di quest’anno. “Il motivo è semplicemente che stanno per quotarsi in borsa”, ha spiegato chiaramente Huang, confermando che l’ipotesi originaria di un investimento infrastrutturale monstre da 100 miliardi di dollari in OpenAI è ormai definitivamente tramontata.

Questa mossa indica un riposizionamento cruciale. Invece del piano da 100 miliardi, che avrebbe sollevato inevitabili dubbi antitrust e ulteriori timori legati alla creazione di ricavi circolari alla vigilia di una quotazione pubblica, Nvidia ha optato per un impegno azionario netto di 30 miliardi. Questa cifra è confluita nel round di finanziamento privato più grande nella storia della tecnologia, chiuso a fine febbraio per un totale di 110 miliardi di dollari (con la partecipazione di Amazon e SoftBank), che oggi valuta OpenAI la sbalorditiva cifra di 730 miliardi di dollari.

Il contesto: Wall Street chiama

Le parole di Huang arrivano in un momento di iper-crescita, ma anche di transizione necessaria. OpenAI vanta oggi ricavi annualizzati che hanno sfondato la soglia dei 25 miliardi di dollari e punta, in base a proiezioni interne, a toccare i 280 miliardi entro il 2030. Per sostenere un tale ritmo e dominare il mercato, si stimano necessità infrastrutturali pari a 665 miliardi di dollari nei prossimi anni. Dinanzi a tali cifre, solo il mercato azionario pubblico globale possiede la profondità necessaria per garantire questi flussi di capitale.

Dal punto di vista tecnologico, il CEO di Nvidia ha ribadito che l’industria si sta spostando inesorabilmente verso un software puramente “agente” (Agentic AI), in cui l’intelligenza artificiale non si limiterà a rispondere a comandi passivi, ma eseguirà flussi di lavoro complessi in totale autonomia. In questo nuovo paradigma economico, “il calcolo equivale ai ricavi”, ha sottolineato Huang. Ha inoltre rassicurato gli investitori riportando le parole di Sam Altman, CEO di OpenAI, il quale ha ribadito che, nonostante i cambi di strategia finanziaria, l’azienda rimarrà un “cliente gigantesco” per i futuri processori dell’architettura Vera Rubin di Nvidia.

L’incognita geopolitica su Anthropic

Mentre OpenAI vola verso una quotazione che potrebbe spingerla a sfiorare i 1.000 miliardi di dollari di valutazione , la situazione della rivale Anthropic è decisamente più turbolenta, giustificando ulteriormente il passo indietro finanziario di Nvidia. Pochi giorni fa, il Pentagono e l’amministrazione Trump hanno ufficialmente etichettato Anthropic come un “rischio per la catena di approvvigionamento” (supply chain risk) per la sicurezza nazionale.

Alla base di questo scontro frontale vi è il fermo rifiuto della startup di rimuovere le proprie salvaguardie etiche (Acceptable Use Policy) per consentire l’utilizzo senza vincoli dei suoi modelli militari, in particolare per la sorveglianza di massa e l’impiego in sistemi d’arma completamente autonomi. L’ordine federale vieta agli appaltatori militari di fare affari con Anthropic e rischia minacciare persino la capacità legale e operativa di Nvidia di continuare a vendere alla startup i chip necessari alla sua sopravvivenza.

Punto della situazione

L’uscita di scena di Nvidia come prestatore di venture capital certifica la fine della fase iniziale dell’intelligenza artificiale. Le startup si stanno trasformando in colossi infrastrutturali su scala globale. Il passaggio dai bilanci chiusi ai mercati pubblici porterà trasparenza sui reali costi operativi e sull’effettiva redditività di queste tecnologie. Jensen Huang, con pragmatismo, ha semplicemente suonato la campanella: la corsa all’oro privata è finita, ora la parola passa al giudizio di Wall Street.

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