La più grande guerra mediatica degli ultimi anni si è conclusa con un clamoroso passo indietro. Netflix ha ufficialmente rinunciato all’acquisizione di Warner Bros. Discovery (WBD), spianando definitivamente la strada all’offerta totalizzante di Paramount Skydance, un’operazione colossale valutata circa 108 miliardi di dollari.
La decisione è arrivata con tempistiche sorprendenti. Nonostante avesse quattro giorni lavorativi a disposizione per rilanciare, Netflix ha impiegato meno di due ore per ritirarsi dalla competizione, rifiutandosi di pareggiare la proposta di 31 dollari per azione interamente in contanti messa sul tavolo da Paramount. I co-amministratori delegati di Netflix, Ted Sarandos e Greg Peters, hanno motivato la scelta appellandosi alla ferrea disciplina finanziaria della loro azienda: “Al prezzo richiesto per pareggiare l’ultima offerta di Paramount Skydance, l’accordo non è più finanziariamente attraente”. I vertici hanno inoltre ribadito che l’acquisizione di WBD rappresentava un'”opportunità interessante al giusto prezzo, non una necessità a qualsiasi prezzo”.
La ritirata si trasforma comunque in profitto per il colosso dello streaming, che incasserà una penale di rottura (breakup fee) da 2,8 miliardi di dollari, pagata interamente da Paramount. Wall Street ha accolto la mossa con grande entusiasmo: il titolo di Netflix ha registrato un balzo di oltre il +8% nelle contrattazioni after-hours, premiando la scelta del management di non farsi trascinare in una pericolosa spirale di debiti. I fondi risparmiati verranno dirottati su un piano di investimenti da 20 miliardi di dollari per la produzione di contenuti originali nel corso dell’anno e sulla ripresa del programma di riacquisto di azioni proprie.
Per Paramount Skydance, guidata da David Ellison, si tratta di una vittoria epocale che ridisegna radicalmente l’intrattenimento globale. A differenza del piano chirurgico di Netflix (che mirava ad acquisire unicamente gli studi cinematografici e la piattaforma streaming), Paramount acquisirà l’intero conglomerato WBD. Questo significa inglobare non solo asset dal valore inestimabile come HBO Max e le storiche property della Warner (da “Harry Potter” all’universo DC Comics), ma anche tutte le reti via cavo tradizionali, inclusa la CNN.
L’intreccio politico
Tuttavia, l’operazione non segue solamente le mere logiche di mercato, intrecciandosi profondamente con la politica di Washington. L’offerta di Paramount è massicciamente sostenuta dai capitali del padre di David, Larry Ellison, fondatore di Oracle e noto sostenitore dell’amministrazione Trump. Fonti vicine alla Casa Bianca hanno indicato un forte favore governativo verso questa acquisizione, suggerendo che il percorso di approvazione dell’Antitrust (il Dipartimento di Giustizia) sarà incredibilmente rapido e privo di ostacoli significativi.
A destare allarme democratico, però, sono le recenti rivelazioni su presunte discussioni preventive avvenute tra Larry Ellison e funzionari governativi in merito a potenziali “epurazioni” di storici giornalisti della CNN sgraditi all’attuale amministrazione (come Erin Burnett e Brianna Keilar), sollevando seri e inediti interrogativi sull’indipendenza editoriale del nuovo, immenso gigante dei media.
Il dado, ormai, è tratto. Warner Bros. Discovery si prepara a cambiare padrone, segnando la fine dell’era di David Zaslav e l’inizio di un nuovo, titanico e fortemente politicizzato polo dell’intrattenimento e dell’informazione americana.





