16 Dicembre 2025 – Se pensavate che l’intelligenza artificiale fosse solo un software immateriale, preparatevi a pagarne il prezzo fisico. Una nuova, allarmante analisi pubblicata oggi da Counterpoint Research svela uno scenario che l’industria tech tentava di minimizzare: la voracità dei server AI sta cannibalizzando le risorse destinate ai nostri telefoni, innescando una crisi senza precedenti che colpirà duramente il portafoglio dei consumatori entro il 2026.
Prezzi su, spedizioni giù
I dati diffusi questa mattina sono impietosi. Secondo il report esclusivo di Counterpoint Research, il prezzo medio di vendita (ASP) degli smartphone a livello globale subirà un’impennata del 6,9% nel 2026, un balzo quasi doppio rispetto alle previsioni precedenti. Ma il dato più inquietante è un altro: per la prima volta in anni di presunta ripresa, le spedizioni globali di telefoni crolleranno del 2,1%. Non si tratta di un calo della domanda, ma di una “distruzione” dell’offerta causata da costi di produzione insostenibili.

Il colpevole nascosto: La mossa segreta di Nvidia
Lo scoop che sta scuotendo i mercati riguarda la causa tecnica di questa inflazione. Non è solo una generica carenza di chip: è una scelta strategica precisa di Nvidia. Il colosso dei chip, per alimentare i suoi nuovi server AI “Grace” e “Vera Rubin”, ha deciso di abbandonare le memorie standard per server e fare incetta di memorie LPDDR5X, le stesse identiche componenti utilizzate negli smartphone di fascia alta.
Un singolo server AI di Nvidia ora richiede fino a 480 GB o più di questa memoria. Per dare l’idea delle proporzioni: un solo server “mangia” la memoria necessaria per produrre circa 60 smartphone top di gamma. Counterpoint definisce questo evento un “cambiamento sismico” per la catena di approvvigionamento: Nvidia è diventata improvvisamente un cliente con la stessa fame di un gigante come Apple o Samsung, prosciugando le scorte mondiali.
L’allarme dei produttori: “Panic Buying” e rincari
L’impatto è immediato e violento. Lu Weibing, presidente di Xiaomi, ha lanciato l’allarme confermando che i costi dei componenti stanno salendo “oltre ogni previsione” e che i rincari si rifletteranno sui prezzi finali. La fascia più colpita sarà quella economica (sotto i 200 dollari), dove i costi della distinta base (BoM) sono già esplosi del 20-30% dall’inizio dell’anno. Le conseguenze per l’utente comune? O pagherà molto di più per lo stesso telefono, o si troverà di fronte a dispositivi “depotenziati”, con meno memoria e schermi peggiori, in un classico esempio di shrinkflation tecnologica.
Mentre Apple e Samsung potrebbero assorbire il colpo grazie ai loro margini elevati, per il resto del mercato il 2026 si preannuncia come l’anno in cui lo smartphone economico rischia l’estinzione, sacrificato sull’altare della rivoluzione AI.





