Se l’economia mondiale fosse una maratona, l’Italia starebbe camminando mentre gli altri corrono. È questa la fotografia impietosa che emerge dai dati dell’ultimo World Economic Outlook del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Il verdetto statistico è freddo ma inappellabile: negli ultimi 25 anni, l’Italia ha registrato una crescita media annua del PIL di appena lo 0,4%.
Un dato che ci relega al ruolo di “fanalino di coda” non solo del G7, ma di gran parte delle economie avanzate. Mentre il mondo corre verso un PIL globale di 117 trilioni di dollari nel 2025, il Bel Paese rischia di restare a guardare, intrappolato in una stagnazione che sembra ormai strutturale.
I titani a confronto: la top 10 del 2025
Per capire la gravità della posizione italiana, bisogna alzare lo sguardo verso chi guida la classifica. Le proiezioni per il 2025 disegnano un nuovo ordine mondiale in cui le distanze si ampliano:
- Stati Uniti ($30.616 mld): L’America non è solo prima, è dominante. Con una crescita prevista del 2,0% nel 2025, gli USA continuano a dimostrare un dinamismo invidiabile per un’economia matura. Negli ultimi 25 anni, il loro PIL è cresciuto complessivamente del 70%, contro il misero 10% italiano.
- Cina ($19.399 mld): Nonostante il rallentamento rispetto ai ritmi a doppia cifra del passato, il Dragone viaggia ancora a un +4,8%, consolidando il suo ruolo di superpotenza alternativa.
- Germania ($5.014 mld): La locomotiva d’Europa si è fermata. Pur mantenendo il terzo gradino del podio globale, Berlino è l’unico vero compagno di sventura dell’Italia tra i grandi, con una crescita anemica prevista allo 0,2% per il 2025 .
- Giappone ($4.280 mld): Crescita moderata all’1,1%, ma con una stabilità sociale e tecnologica che l’Italia fatica a replicare.
- India ($4.125 mld): È la vera stella nascente. Con un balzo del 6,6%, l’India sta rapidamente scalando la classifica, trainata da una demografia giovane che è l’esatto opposto di quella italiana .
Seguono il Regno Unito (+1,3%), la Francia (+0,7%) e, all’ottavo posto, l’Italia ($2.544 mld, +0,5%). Chiudono la top 10 Russia e Canada.

Il caso Italia: anatomia di un blocco
Perché l’Italia non cresce? Il dato dello 0,5% previsto per il 2025 non è un incidente di percorso, ma la conferma di un trend secolare.
Il confronto con i “cugini” europei è la parte più dolorosa dell’analisi. Se l’Italia ha cumulato circa il 10% di crescita in un quarto di secolo, la Spagna ha fatto segnare un +50% e la Francia un +35%. Persino la Francia, spesso criticata per la sua rigidità, è cresciuta in media dell’1,2% all’anno nello stesso periodo in cui noi ci fermavamo allo 0,4%.
Le cause identificate dal FMI sono note, ma ora diventano urgenze non più rinviabili:
- Demografia: L’Italia invecchia rapidamente. La forza lavoro si restringe, e senza più persone che lavorano o un aumento drastico della produttività, la matematica della crescita diventa impossibile.
- Produttività: È il vero “malato immaginario” che si rivela reale. Da decenni la produttività italiana è al palo, frenata da un tessuto di micro-imprese che faticano a innovare e da una burocrazia che agisce come zavorra.
- Investimenti: Sebbene il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) stia sostenendo la domanda interna e gli investimenti pubblici nel 2025-2026, l’effetto rischia di essere una “fiammata” temporanea se non accompagnato da riforme strutturali.
Uno sguardo al futuro
Non tutto è perduto, ma il tempo stringe. Il FMI prevede un leggero miglioramento allo 0,8% per il 2026, grazie alla messa a terra dei progetti europei. Tuttavia, restiamo nella “zona retrocessione” della crescita globale.
L’Italia si trova oggi a un bivio: accettare lo 0,x% come una “nuova normalità” di lento declino, o sfruttare le crisi (energetica, geopolitica) come catalizzatore per quelle riforme radicali – dalla pubblica amministrazione alla giustizia civile – che sono rimaste promesse per vent’anni. Essere l’ottava economia mondiale è un’eredità del passato; mantenerla richiederà uno sforzo che va ben oltre la gestione dell’ordinario.





