Elon Musk ha ottenuto la sua rivincita. Ieri, la Corte Suprema del Delaware ha ribaltato una delle sentenze più discusse della storia aziendale americana, restituendo al CEO di Tesla il pacchetto retributivo del 2018. Il valore attuale delle opzioni ripristinate? Circa 139 miliardi di dollari.
La decisione unanime dei cinque giudici chiude una saga legale durata quasi due anni, definendo “impropria e iniqua” la precedente sentenza della Corte di Cancelleria che aveva annullato l’intero compenso.
“Il lavoro va pagato”
Il cuore della sentenza del 19 dicembre 2025 risiede in un principio semplice: l’equità. Sebbene la Corte Suprema abbia concordato con il tribunale di grado inferiore sul fatto che il processo di approvazione del 2018 fosse viziato da conflitti di interesse tra Musk e il consiglio di amministrazione, ha ritenuto la punizione sproporzionata.
Annullare retroattivamente il pacchetto avrebbe lasciato Musk “non compensato per il suo tempo e i suoi sforzi per un periodo di sei anni”, durante i quali ha raggiunto tutti gli obiettivi di mercato e operativi prefissati, portando il valore di Tesla a livelli stellari. “È indiscusso che Musk ha eseguito pienamente la prestazione e che gli azionisti ne sono stati ricompensati”, si legge nelle 49 pagine della sentenza.

La beffa per l’accusa: 1 dollaro di danni
In un colpo di scena legale, la Corte ha riconosciuto tecnicamente la violazione dei doveri fiduciari da parte del board di Tesla, ma ha assegnato all’attore (l’azionista Richard Tornetta) un risarcimento puramente simbolico: 1 dollaro di danni nominali.
Ancora più amara la sconfitta per il team legale che ha promosso la causa. Dopo aver vinto in primo grado, gli avvocati avevano richiesto una parcella record di 5,6 miliardi di dollari in azioni Tesla. La Corte Suprema ha respinto questa richiesta “inconcepibile”, ordinando che le spese legali siano ricalcolate in base alle ore effettivamente lavorate (quantum meruit), riducendo il compenso da miliardi a, probabilmente, alcune centinaia di milioni.
Niente “doppio stipendio”
Il ripristino del pacchetto del 2018 ha un effetto domino immediato sui conti di Tesla. Nel 2025, per tutelarsi dal rischio di perdere l’appello, l’azienda aveva approvato un pacchetto “interinale” di azioni. Grazie a una clausola di salvaguardia (“No Double Dip”), questo pacchetto interinale viene ora automaticamente annullato o compensato. In sostanza, Musk riceve il suo vecchio compenso, ma non potrà sommarlo a quello nuovo creato per coprire lo stesso periodo lavorativo.
Cosa cambia per Tesla
Con questa vittoria, la quota di controllo di Musk in Tesla sale dal 13% circa al 18,1%. Questo lo avvicina all’obiettivo dichiarato del 25% di diritti di voto, soglia che Musk considera necessaria per sviluppare le future tecnologie di intelligenza artificiale e robotica all’interno dell’azienda. Il resto del cammino verso il 25% dipenderà dal nuovo piano di compensazione approvato nel novembre 2025, che promette ricompense ancora più alte, fino a 1.000 miliardi, se Tesla raggiungerà una capitalizzazione di 8,5 trilioni di dollari.
Su X, la piattaforma di sua proprietà, Musk ha commentato la notizia con una sola parola: “Vindicated” (Vendicato). Per gli investitori, che hanno visto il titolo reagire positivamente nell’after-hours, la sentenza rimuove finalmente una nuvola di incertezza legale che gravava sul futuro della leadership aziendale.





