1 dicembre 2025. Michael Burry non usa mezzi termini. Nella sua newsletter, l’investitore reso leggendario dal film La Grande Scommessa ha emesso una sentenza lapidaria su Tesla: “ridicolmente sopravvalutata”. Ma liquidare questa mossa come la solita ostinazione di un “orso” di Wall Street sarebbe un errore. Dietro il titolo sensazionalista c’è un’analisi fredda e contabile che sfida l’attuale euforia dei mercati.
L’Algebra della Diluizione
Il cuore della critica di Burry non è emotivo, è matematico. Mentre il mercato festeggia una capitalizzazione che ha superato 1,4 trilioni di dollari, Burry punta il dito contro quella che definisce la “tragica algebra” della compensazione azionaria. Tesla, secondo i calcoli di Burry, diluisce i suoi azionisti a un ritmo del 3,6% annuo. Per capire la gravità del dato: mentre giganti come Apple o Google riacquistano le proprie azioni per aumentarne il valore (buyback), Tesla emette costantemente nuova carta per pagare dipendenti e management. Il risultato? Gli investitori pagano un prezzo premium (oltre 200 volte gli utili) per una fetta della torta che diventa ogni anno più piccola. L’approvazione del pacchetto retributivo monstre per Elon Musk, potenzialmente da 1 trilione di dollari, è vista da Burry non come un incentivo, ma come l’apice di questo trasferimento di ricchezza dagli azionisti al CEO.

Il Gioco delle Tre Carte
Burry attacca anche la psicologia del mercato, evidenziando come la “story stock” di Tesla cambi pelle ogni volta che la realtà diventa scomoda. “Il culto di Elon era ‘all-in’ sulle auto elettriche finché non è arrivata la concorrenza”, scrive Burry. “Poi è passato alla guida autonoma, e ora che anche lì c’è folla, sono all-in sui robot”. Secondo questa visione, i robot Optimus e i Cybercab non sono altro che nuovi paletti spostati più in là per giustificare valutazioni che il business della vendita di auto non potrebbe mai sostenere.
Il Contesto: La Bolla dell’AI
La scommessa contro Tesla è solo un pezzo di un puzzle più grande. Burry ha posizionato il suo mirino sull’intero settore dell’Intelligenza Artificiale, scommettendo contro Nvidia e Palantir per oltre 1 miliardo di dollari. La sua tesi è che stiamo vivendo una “ghiottoneria dal lato dell’offerta” simile alla bolla delle Dot-com del 2000 o delle Telecomunicazioni: le aziende stanno spendendo miliardi in chip e data center (CAPEX) che diventeranno obsoleti prima di aver generato profitti reali, gonfiando gli utili a breve termine con trucchi contabili sugli ammortamenti.
Conclusione: Matematica vs. Visione
Mentre gli analisti rialzisti come Dan Ives vedono nel ritorno di Trump alla Casa Bianca un’autostrada deregolamentata per la guida autonoma che porterà Tesla a nuove vette , Burry ci ricorda una lezione storica sgradevole: alla fine, la gravità finanziaria vince sempre. Se Tesla è una tech company rivoluzionaria pronta a monopolizzare il futuro, Burry perderà di nuovo. Ma se è “solo” un produttore di auto ciclico valutato come una divinità, la correzione sarà brutale. Per ora, il mercato continua a comprare il sogno, ma Michael Burry ha appena messo i numeri sul tavolo.





