È una mossa senza precedenti nella storia di Internet. In risposta alla storica legge australiana che vieta i social media ai minori di 16 anni, Meta ha confermato oggi di aver disattivato oltre 544.000 account in una sola settimana. Ma dietro la “conformità militante” del gigante di Mark Zuckerberg si nasconde una critica feroce: l’azienda sostiene che il divieto stia già fallendo, spingendo gli adolescenti verso angoli più bui del web.
I numeri
I dati rilasciati da Meta coprono il periodo critico tra il 4 e l’11 dicembre, immediatamente a ridosso dell’entrata in vigore delle sanzioni. La scure si è abbattuta principalmente su Instagram, con 330.639 account rimossi, seguito da Facebook (173.497) e dalla nuova piattaforma Threads (39.916).
Questa operazione massiccia serve a Meta per evitare le maxi-multe previste dal governo australiano (fino a 49,5 milioni di dollari), dimostrando di aver preso le “misure ragionevoli” richieste dalla legge. Tuttavia, l’azienda ha ammesso che determinare l’età online senza documenti d’identità rimane tecnicamente impreciso.
L’effetto fuga
Mentre chiudeva le porte digitali, Meta ha lanciato un avvertimento al governo: il divieto sta creando un pericoloso effetto “Whack-a-mole” (il gioco della talpa). Cacciati dalle piattaforme principali dotate di sistemi di sicurezza avanzati, i ragazzi non hanno smesso di usare i social, ma si sono semplicemente spostati.
I dati degli App Store australiani sembrano confermare questa tesi. Applicazioni come Lemon8 (di proprietà di ByteDance, la stessa di TikTok) e Yope hanno visto un’impennata di download vertiginosa. Queste app, spesso meno regolate e più opache, stanno diventando i nuovi rifugi digitali per gli adolescenti, esponendoli potenzialmente a rischi maggiori di quelli che la legge voleva evitare.
La guerra degli App Store
La controproposta di Meta è chiara: smettere di colpire le singole app e spostare i controlli a monte, direttamente sugli App Store di Apple e Google. Secondo Meta, solo i sistemi operativi hanno i dati necessari per verificare l’età in modo sicuro e universale, evitando che i ragazzi aggirino i blocchi scaricando app sconosciute. Una proposta che, prevedibilmente, Apple e Google continuano a respingere con forza, rifiutandosi di diventare i “poliziotti dell’identità” del web.
Il mondo osserva
Mentre in Australia la battaglia legale si infiamma con il ricorso di Reddit all’Alta Corte per incostituzionalità , il resto del mondo prende appunti.
L’esperimento australiano è il test definitivo per la regolamentazione digitale. In Italia, l’europarlamentare Giorgio Gori ha già citato il modello di Canberra in una lettera alla Premier Meloni, chiedendo misure simili per gli under-15. Se il blocco australiano dovesse funzionare, o fallire disastrosamente come prevede Meta, le conseguenze si sentiranno presto anche in Europa.





