L’era dei chatbot che si limitano a chiacchierare è ufficialmente al tramonto. Con una mossa decisiva valutata tra i 2 e i 3 miliardi di dollari, Meta ha acquisito Manus, una startup che promette di dare all’intelligenza artificiale qualcosa che le è sempre mancato: le mani.
Questa acquisizione non è solo l’ennesimo trofeo per Mark Zuckerberg, ma un segnale che la Silicon Valley sta spostando la sua attenzione dai modelli che “sanno” (come GPT-4 o Llama) ai modelli che “fanno”.
Non chiamatelo chatbot
La vera innovazione di Manus risiede nella sua natura di “agente autonomo”. A differenza di un’IA conversazionale che si limita a generare testo, Manus opera all’interno di un ambiente informatico reale. Può navigare sul web, scaricare file, analizzare fogli di calcolo complessi e scrivere codice per risolvere problemi, tutto senza la guida costante dell’utente.
Il fondatore Xiao Hong, un imprenditore seriale cinese, ha battezzato la sua creazione ispirandosi al motto latino “Mens et Manus” (Mente e Mano). La sua filosofia è semplice: l’intelligenza senza capacità di esecuzione è inutile. Manus è stato progettato per agire come un “dipendente digitale”, capace di trasformare un comando vago come “pianifica il mio viaggio di lavoro” in una serie di prenotazioni e itinerari concreti.

La mossa geopolitica
L’operazione nasconde un retroscena geopolitico. Manus è nata in Cina, ma per sopravvivere alla guerra tecnologica tra Washington e Pechino ha dovuto attuare una rapida “ricollocazione strategica” a Singapore. Questa mossa, nota come “Singapore washing”, ha permesso alla startup di ripulire la propria immagine, attrarre investitori americani come Benchmark Capital e infine rendersi “acquistabile” da un gigante USA.
Con l’acquisizione, Meta ha promesso di recidere ogni legame residuo con la Cina, portando talenti e tecnologia sotto la bandiera a stelle e strisce per placare i timori dei regolatori statunitensi.
Cosa cambia per noi?
Per gli utenti, l’impatto potrebbe essere rivoluzionario. Meta intende integrare queste capacità “agentiche” nelle sue app di punta come WhatsApp e Instagram. Immaginate di poter chiedere al vostro telefono non solo di cercare un ristorante, ma di chiamarlo, negoziare l’orario e prenotare il tavolo, mentre voi fate altro. Per le aziende, si aprono scenari di automazione totale, con la possibile introduzione di un abbonamento premium “Meta AI+” per accedere a questi assistenti avanzati.
Mentre OpenAI prepara il lancio del suo agente “Operator” e Google lavora al “Project Jarvis”, Zuckerberg ha scelto la via più breve: se non puoi costruirlo in tempo, compralo. E con Manus, Meta ha appena comprato le mani per costruire il futuro.





