“Continuare sulla strada attuale non è un’opzione”. È con questa frase lapidaria, contenuta in un documento politico congiunto, che Germania e Italia lanciano il loro più duro avvertimento a Bruxelles. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz e il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno formalizzato un’alleanza strategica per scuotere un’Europa che rischia l’irrilevanza economica di fronte all’aggressività degli Stati Uniti e al dominio tecnologico della Cina.
L’allarme: un mercato unico in difficoltà
Il documento, preparato in vista del vertice informale dei leader (il “Leaders’ Retreat”) previsto per il 12 febbraio ad Alden Biesen in Belgio, dipinge un quadro preoccupante. Citando dati del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Berlino e Roma denunciano che le inefficienze interne all’Unione agiscono come tasse occulte: le barriere burocratiche equivalgono a dazi del 44% sui beni e addirittura del 110% sui servizi scambiati all’interno dell’UE.
Mentre l’amministrazione Trump 2.0 deregolamenta l’economia americana e Pechino blinda le catene di approvvigionamento, l’Europa soffoca nella sua stessa complessità normativa. Il messaggio italo-tedesco è chiaro: senza una svolta immediata, sono a rischio “il tenore di vita e la sovranità stessa” del continente.
La soluzione: borsa unica e stop burocrazia
Per invertire la rotta, Merz e Meloni propongono una terapia d’urto basata su tre pilastri fondamentali:
- Stop alla burocrazia: Una drastica riduzione degli oneri amministrativi, con l’introduzione di procedure “fast-track” (corsia preferenziale) per i permessi industriali e l’abrogazione sistematica di leggi obsolete .
- Una borsa paneuropea: È la proposta più ambiziosa. Per fermare la fuga di capitali verso Wall Street, i due leader chiedono la creazione di un unico mercato dei capitali europeo o di una Borsa unificata, capace di fornire la liquidità necessaria alle aziende tecnologiche e industriali che oggi faticano a finanziarsi in Europa.
- Politica commerciale aggressiva: L’UE deve chiudere rapidamente i nuovi accordi di libero scambio con partner strategici come India, Australia e i paesi ASEAN, riducendo la dipendenza dalla Cina e diversificando le fonti di crescita .
Il nuovo motore d’Europa
La mossa segna anche un evidente spostamento degli equilibri geopolitici. Con la Francia paralizzata da una crisi politica interna e difficoltà di bilancio, il tradizionale motore franco-tedesco si è inceppato. Al suo posto, emerge un “asse dei produttori” tra la Germania (prima manifattura d’Europa) e l’Italia (seconda), unite dalla necessità pragmatica di salvare la propria base industriale.
Il documento sarà il fulcro della discussione al Consiglio Europeo di marzo. La sfida è lanciata: l’Europa deve scegliere se diventare una potenza industriale sovrana o trasformarsi in un museo a cielo aperto schiacciato tra i giganti globali.





