L’Italia blinda la sua posizione nel conflitto in Medio Oriente e prepara il contrattacco economico contro i rincari. Nelle comunicazioni al Senato dell’11 marzo 2026, in vista dell’imminente Consiglio Europeo, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato la linea del Governo sull’escalation militare tra Iran, Stati Uniti e Israele: l’Italia non prenderà parte ai combattimenti, ma userà il pugno di ferro in patria contro le aziende pronte a speculare sulle bollette.
La guerra e la risposta italiana
Di fronte al rischio di un allargamento del conflitto, la premier ha usato parole inequivocabili per rassicurare il Paese. “L’Italia non è parte del conflitto, non intende essere parte del conflitto”, ha chiarito Meloni a Palazzo Madama, aggiungendo perentoriamente: “Non intendiamo entrare in guerra e non ci entreremo”. La missione italiana si limiterà a uno scopo puramente difensivo, mirato a rafforzare la sicurezza dei contingenti militari e dei circa 70.000 cittadini italiani presenti nell’area del Golfo. Resta però altissima l’allerta per le sorti dello Stretto di Hormuz, uno snodo cruciale minacciato da Teheran, da cui transita “una quota fondamentale dei traffici commerciali energetici globali” e materie prime vitali per la tenuta dell’industria europea.





