Il tempo delle proroghe è finito. La Bank of Lithuania ha confermato che il periodo di transizione per gli operatori di criptovalute terminerà inderogabilmente il 31 dicembre 2025. A partire dal 1° gennaio 2026, qualsiasi società che offra servizi di asset virtuali nel Paese senza aver ottenuto la licenza conforme al regolamento UE (MiCA) sarà considerata illegale e soggetta a pesanti sanzioni penali.
La grande stretta: solo 30 aziende al sicuro
I dati rilasciati dalle autorità di vigilanza dipingono un quadro drammatico per l’industria locale. Delle oltre 370 società ufficialmente registrate come fornitori di servizi di asset virtuali (VASP) in Lituania, solo circa 120 risultano effettivamente operative e generano ricavi. Il dato più allarmante, tuttavia, riguarda la conformità: alla vigilia della scadenza, soltanto 30 società (meno del 10% del totale) hanno presentato domanda per ottenere la nuova licenza CASP (Crypto-Asset Service Provider).
Questo divario suggerisce che la stragrande maggioranza degli operatori attualmente registrati in Lituania cesserà di esistere o entrerà nell’illegalità nel giro di pochi giorni. La banca centrale ha esortato le aziende che non intendono o non possono conformarsi ad avviare immediatamente un “orderly wind-down” (liquidazione ordinata), restituendo i fondi ai clienti prima che scatti il blocco operativo.

Dalle multe alle manette
Il cambio di passo normativo trasforma la supervisione da amministrativa a penale. Se fino a oggi operare con carenze nei controlli antiriciclaggio comportava sanzioni pecuniarie, dal 2026 la musica cambia radicalmente:
- Responsabilità Penale: I dirigenti delle società che continuano a operare senza licenza rischiano fino a 4 anni di reclusione.
- Oscuramento Web: Le autorità avranno il potere di ordinare il blocco immediato dei siti web e delle applicazioni delle piattaforme non conformi.
- Confisca: È previsto il sequestro dei beni e dei profitti generati illecitamente.
La strategia
La mossa della Lituania, che ha scelto di non avvalersi dell’estensione del periodo transitorio fino a luglio 2026 (concessa invece da altri paesi UE), mira a ripulire il mercato da centinaia di “scatole vuote” e società che utilizzavano la registrazione lituana solo come vetrina per operare globalmente senza controlli reali. L’obiettivo dichiarato è trasformare Vilnius da un porto franco deregolamentato a un hub d’élite per la finanza digitale, dove operano solo attori in grado di soddisfare requisiti bancari di capitale (minimo €125.000 per i custodi) e governance.
Per gli investitori italiani ed europei che utilizzano piattaforme con sede legale in Lituania, il consiglio è urgente: verificare subito se il proprio operatore rientra nella lista dei 30 richiedenti licenza, per evitare il rischio di vedere i propri asset congelati in un limbo legale all’inizio del nuovo anno.





