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L’inflazione USA al consumo rimane appiccicosa (2,7%) e congela la Fed

Gen 14, 2026 | MacroEconomia

Se Wall Street sperava in un segnale inequivocabile per sbloccare i tassi d’interesse il prima possibile, il report sull’inflazione di ieri è stato una doccia fredda, seppur attesa. L’Indice dei Prezzi al Consumo (CPI) di dicembre 2025 si è attestato al 2,7% su base annua, in linea con le aspettative ma inchiodato sui livelli di novembre. Il dato “Core” (esclusi cibo ed energia) scende marginalmente al 2,6%, il livello più basso dal 2021, ma la discesa è troppo lenta per cantare vittoria.

Dietro la facciata di numeri apparentemente stabili, si nasconde una realtà a due velocità che sta ridisegnando le strategie di investimento per il 2026.

I “colpevoli” dell’inflazione: casa e cibo

L’analisi granulare del report rivela che la battaglia contro il carovita è tutt’altro che finita nei settori che toccano più da vicino le famiglie americane.

  • Shelter (Abitazione): È il vero motore immobile dell’inflazione. Con un aumento mensile dello 0,4% e annuale del 3,2% , i costi abitativi continuano a rappresentare oltre la metà dell’incremento totale dell’indice. La metodologia di calcolo del Bureau of Labor Statistics (BLS) incorpora i dati sugli affitti con ritardo, mantenendo questo indicatore artificialmente alto.
  • Generi Alimentari: La sorpresa negativa arriva dal carrello della spesa. I prezzi del cibo sono balzati dello 0,7% in un solo mese. Mangiare fuori casa costa il 4,1% in più rispetto a un anno fa, ma anche i prezzi domestici mordono: uova e carni lavorate registrano rincari significativi, con il manzo in salita dell’1% solo a dicembre.
  • Elettricità: Mentre la benzina scende, la bolletta della luce sale (+6,7% annuo) , spinta anche dalla domanda strutturale di energia legata ai data center e all’espansione tecnologica.

Chi “raffredda” i prezzi: benzina e beni durevoli

Fortunatamente, alcune componenti agiscono da freno, evitando una spirale peggiore:

  • Energia (Componente Carburanti): La benzina è scesa dello 0,4% a dicembre e del 3,4% su base annua , offrendo sollievo ai consumatori.
  • Arredamento e Viaggi: I prezzi per l’arredamento domestico sono calati dello 0,5% nel mese, e le tariffe aeree sono scese del 3,4% rispetto all’anno scorso , segnale che la domanda per certi beni discrezionali si sta normalizzando.

Il contesto macro

Per capire davvero questi dati, bisogna guardare al contesto. Il recente shutdown governativo di 43 giorni (ottobre-novembre 2025) ha creato un “buco” nella raccolta dati. Il BLS ha dovuto imputare molti prezzi nei mesi scorsi; il dato di dicembre rappresenta quindi un “rimbalzo tecnico” o una normalizzazione statistica che rende difficile distinguere il segnale dal rumore.

Questa incertezza statistica arriva nel momento peggiore. La Federal Reserve è sotto assedio: l’amministrazione Trump, attraverso il Dipartimento di Giustizia, ha intensificato le pressioni sul Presidente Jerome Powell, sfidando l’indipendenza della Banca Centrale. In questo clima, la Fed non può permettersi di tagliare i tassi prematuramente rischiando di sembrare politicamente condizionata o di riaccendere l’inflazione.

Conclusioni: tassi “higher for longer”

Il mercato ha recepito il messaggio. Le probabilità di un taglio dei tassi alla riunione del 28 gennaio sono crollate al 5%. Le grandi banche d’affari come J.P. Morgan e Goldman Sachs stanno spostando le loro previsioni per il primo taglio verso metà 2026.

Per gli investitori, il messaggio è chiaro: l’inflazione è “vischiosa”. La strategia vincente sembra spostarsi dai settori sensibili ai tassi (come le utility tradizionali o l’immobiliare) verso asset reali come l’oro (che ha toccato nuovi record sopra i 4.600$) o settori con crescita secolare come l’Intelligenza Artificiale, che ieri ha visto i chipmaker (Intel, AMD) brillare nonostante il quadro macro incerto.

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