flexile-white-logo
M
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Ricevi le News della settimana
Direttamente nella tua email ogni sabato i titoli di tutti i nuovi articoli della settimana Eleva!

L’inflazione europea rimbalza al 2,5%, in Italia bollette e carrello della spesa tornano a mordere

Apr 1, 2026 | MacroEconomia

Lo shock energetico dal Medio Oriente interrompe la discesa dei prezzi. A marzo l’Eurozona supera il target BCE. In Italia l’indice sale all’1,7%, trainato dai rincari record alla pompa e nei supermercati, ma l’inflazione di fondo rallenta per via della crisi dei consumi legati al tempo libero.

La tregua sui prezzi è ufficialmente finita, spazzata via dai venti di guerra che soffiano dal Medio Oriente. I dati preliminari diffusi il 31 marzo 2026 da Eurostat e dall’Istat certificano un brusco e doloroso risveglio per l’economia continentale: l’inflazione è tornata a salire, trainata dalla violenta fiammata delle materie prime energetiche.

Il quadro europeo

Nell’Eurozona, l’indice dei prezzi al consumo è balzato al 2,5% su base annua, in netta accelerazione rispetto all’1,9% di febbraio e superando nuovamente il target di stabilità del 2% fissato dalla Banca Centrale Europea. Scomponendo il dato europeo, il colpevole dell’inversione di tendenza ha un nome preciso: l’energia. Dopo mesi di flessioni che avevano alleviato i bilanci di imprese e cittadini, i prezzi energetici sono esplosi, passando da un confortante -3,1% di febbraio a un allarmante +4,9% tendenziale a marzo. Un rincaro che, su base puramente mensile, segna un clamoroso balzo del 6,8% in soli trenta giorni.

Al contrario, le altre componenti del paniere mostrano timidi segnali di raffreddamento. I servizi scendono al 3,2%, gli alimentari (compresi alcol e tabacco) si attestano al 2,4% e i beni industriali non energetici franano allo 0,5%. Questo isolamento del rincaro energetico ha permesso all’inflazione di fondo (la cosiddetta core inflation, calcolata al netto delle componenti più volatili come energia e alimentari) di limare un decimo, scendendo al 2,3%. A livello geografico l’impatto è però asimmetrico: la Germania accusa duramente il colpo con l’inflazione che schizza al 2,8% contro il 2,0% del mese precedente, mentre la Francia sale all’1,9% e la Spagna tocca il 3,3%.

Italia: l’illusione ottica e i rincari del quotidiano

L’Italia non sfugge all’onda d’urto, seppur con dinamiche apparentemente più miti e contraddittorie. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione nazionale (indice NIC) si attesta all’1,7% annuo, in salita dal +1,5% di febbraio. Sotto la superficie di questo incremento formale si nasconde però una spaccatura che colpisce direttamente la quotidianità delle famiglie.

I beni energetici regolamentati hanno infatti interrotto il loro rassicurante crollo (passando dal -11,6% ad appena un -1,3% tendenziale) e hanno registrato un picco mensile spaventoso dell’8,9%. Anche le tariffe dell’energia nel mercato libero e i carburanti rincarano prepotentemente, con un +4,6% in un solo mese.

Tutto questo si scarica in tempo reale sulla logistica e sui banconi dei supermercati. Gli alimentari non lavorati, come l’ortofrutta fresca, accelerano dal +3,7% al +4,4%. Di riflesso il “carrello della spesa” – l’insieme dei beni di prima necessità, alimentari e per la cura della casa e della persona – torna a farsi pesante, salendo a un preoccupante +2,2% tendenziale. L’unico vero argine a questa fiammata arriva dalla debolezza della domanda interna: l’inflazione di fondo italiana scende infatti all’1,9%, trainata dalla decisa frenata dei servizi ricreativi e culturali, che passano dal 4,9% al 3,0% annuo, segnando addirittura un calo mensile dell’1,2%. In sintesi, gli italiani sono costretti a tagliare le spese sul tempo libero per poter pagare i conti al supermercato e alla pompa di benzina.

Il dilemma della BCE e i riflessi sui mercati

Cosa significa tutto questo per il futuro prossimo? Per la Banca Centrale Europea la situazione si fa drammaticamente complessa, prefigurando uno scenario da stagflazione in cui lo shock ai prezzi deriva da un fattore bellico esterno e non da un’economia reale solida. L’istituto di Francoforte, non a caso, ha già dovuto sforbiciare le stime di crescita del PIL dell’area euro per il 2026 ad un asfittico +0,9%, alzando parallelamente le proiezioni sull’inflazione media annuale al 2,6%.

I mercati finanziari, che fino a inizio anno scommettevano ciecamente su una massiccia stagione di tagli del costo del denaro, stanno facendo i conti con la realtà. Se da un lato le borse paradossalmente reggono grazie ai boom speculativi dei titoli bancari, dell’industria bellica e dei giganti petroliferi (a Piazza Affari spiccano rialzi per Eni, Saipem e Leonardo), dall’altro lato il comparto obbligazionario trema. I rendimenti del decennale italiano hanno sfondato la soglia del 4,10%, allargando lo spread con il Bund tedesco fino a superare i 100 punti base, record negativo dal settembre 2023. Con i prezzi dell’energia alle stelle e le rotte commerciali bloccate, l’ipotesi di una imminente stretta o persino di nuovi rialzi dei tassi d’interesse a Francoforte si fa ogni giorno più concreta.

Condividi questo articolo sui tuoi social

Di più da Eleva

La prima intervista di Warren Buffett.

Giugno 1962. In un raro filmato d'archivio della KMTV, un trentunenne Warren Buffett affronta il crollo del mercato azionario con una freddezza che diventerà leggendaria. Mentre Wall Street è nel panico per il "Kennedy...