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L’India chiama: la grande migrazione delle IPO globali a Mumbai

Nov 24, 2025 | Finanza

MUMBAI, 24 Novembre 2025 — Mentre i futures del GIFT Nifty segnalano un’apertura robusta questa mattina, spinti dalle nuove speranze di un taglio dei tassi della Fed a dicembre, a Mumbai si respira un’aria diversa. Non è solo l’euforia di una giornata positiva; è la consapevolezza che l’India non è più solo una fabbrica per il mondo, ma il suo banchiere preferito.

Siamo nel pieno di quella che gli analisti stanno ribattezzando “La Grande Migrazione delle Valutazioni”. Da Seoul a New York, i consigli di amministrazione delle multinazionali stanno giungendo alla stessa conclusione: le loro sussidiarie indiane valgono molto di più se quotate a Dalal Street che se tenute nascoste nei bilanci consolidati delle case madri.

L’Onda Coreana: Due Destini, Una Strategia

Il caso che ha scosso i mercati questo mese è senza dubbio quello di LG Electronics India. Il suo debutto è stato un “blockbuster” nel vero senso della parola: quotata con un premio del 50% rispetto al prezzo di emissione, la sussidiaria indiana ha raggiunto una capitalizzazione di mercato che, paradossalmente, ha superato quella della sua stessa casa madre in Corea del Sud. È la prova definitiva dell’arbitraggio tra il “Korea Discount” (che penalizza i conglomerati a Seoul) e l'”India Premium” (che premia la crescita dei consumi a Mumbai).

Non tutte le ciambelle riescono col buco, però. Hyundai Motor India, che ha aperto le danze con la più grande IPO della storia indiana, ha avuto un debutto più tiepido, scambiando inizialmente a sconto. Tuttavia, la lezione per gli investitori è chiara: il mercato indiano è ricco ma selettivo. Paga volentieri multipli di 50x per la leadership nei beni di consumo (come LG), ma è più cauto sui ciclici come l’auto se il prezzo non lascia margine sul tavolo.

L’America si Mette in Fila

Se la Corea ha aperto la strada, gli Stati Uniti stanno ora accelerando. L’attenzione odierna è tutta per i movimenti dei colossi a stelle e strisce. Il recente successo di Tenneco Clean Air India, il braccio locale del gigante americano della componentistica, ha dimostrato che c’è appetito anche per storie industriali di nicchia, specialmente se legate alle normative sulle emissioni e alla tecnologia verde. Il titolo ha debuttato con un premio del 27%, inviando un segnale forte agli altri industriali USA.

Ma il vero “elefante nella stanza” è Coca-Cola. Le indiscrezioni su una quotazione di Hindustan Coca-Cola Beverages (HCCB) si fanno sempre più insistenti, con una valutazione target che potrebbe toccare i 10 miliardi di dollari. Parallelamente, il colosso del private equity Blackstone sta preparando il terreno per quotare il suo impero logistico, Horizon Industrial Parks, per capitalizzare sul boom dell’e-commerce indiano.

Perché Ora?

La domanda che circola nelle sale operative oggi è: perché questa fretta? La risposta risiede in un cambiamento strutturale della liquidità. Per la prima volta, i fondi domestici indiani (DII), alimentati dai piani di accumulo dei piccoli risparmiatori, hanno più peso degli investitori esteri. Questo ha creato un “pavimento” alle valutazioni che protegge il mercato dalla volatilità globale.

Per una multinazionale, vendere una quota di minoranza in India oggi significa raccogliere capitali a valutazioni impossibili da ottenere a Wall Street o Londra. È un gioco in cui vincono tutti: la casa madre incassa liquidità per ridurre il debito o pagare dividendi, e l’investitore indiano ottiene un pezzo di un marchio globale gestito localmente.

Guardando al 2026, la pipeline è affollata. Tra giganti tech e colossi dei consumi, la Borsa indiana si sta trasformando da un mercato emergente a una destinazione finale per il capitale globale. Come ha dimostrato la giornata di oggi, il “Made in India” funziona, ma il “Listed in India” paga ancora meglio.

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