flexile-white-logo
M
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Ricevi le News della settimana
Direttamente nella tua email ogni sabato i titoli di tutti i nuovi articoli della settimana Eleva!

Economia USA: Il “Boom” del PIL si scontra con la realtà del sentiment

Dic 24, 2025 | MacroEconomia

I mercati finanziari hanno ricevuto ieri, 23 dicembre, quello che gli analisti hanno battezzato “il regalo di Natale in ritardo”: una valanga di dati macroeconomici compressi in una singola giornata a causa del recente shutdown governativo di 43 giorni. Tuttavia, scartando il pacchetto, gli investitori si sono trovati di fronte a un rompicapo: un’economia che correva a velocità record nel passato recente, ma che oggi appare fragile e ansiosa.

Ecco l’analisi dei tre pilastri fondamentali rilasciati ieri e cosa ci dicono sul 2026.

1. Il dato retrospettivo: PIL al 4,3%

Il dato più rumoroso è stato senza dubbio il Prodotto Interno Lordo del terzo trimestre, che ha registrato un’espansione annualizzata del 4,3%, polverizzando le stime del consensus ferme al 3,2%. Si tratta della crescita più rapida dalla fine del 2023.

Per un analista, tuttavia, questo numero va letto con estrema cautela. Rappresenta l’economia prima dello shutdown di ottobre e durante una fase di accumulo preventivo. Le aziende hanno accelerato le esportazioni (+8,8%) e riempito i magazzini per anticipare l’impatto delle tariffe globali del “Liberation Day” introdotte ad aprile dall’amministrazione Trump. Sebbene la spesa dei consumatori sia apparsa robusta (+3,5%), gran parte di questa forza è “vecchia notizia”.

2. Il segnale d’allarme: crollo della fiducia a dicembre

Se il PIL è lo specchio del passato, la Fiducia dei Consumatori è il barometro del presente, e la lettura di ieri è stata gelida. L’indice del Conference Board è sceso a 89,1 punti a dicembre, il livello più basso dallo shock tariffario di aprile.

Il divario tra la “macro” (PIL in crescita) e la “micro” (sentiment in calo) è allarmante. I consumatori non stanno festeggiando la crescita; sono preoccupati per la “Trinità dell’Ansia”:

  1. Prezzi vischiosi: L’inflazione sta rallentando (2,7% a novembre), ma il livello dei prezzi resta alto.
  2. Mercato del Lavoro: Con la disoccupazione salita al 4,6% e un calo nella percezione di posti di lavoro disponibili, la sicurezza del reddito sta vacillando.
  3. Tariffe: I timori che le guerre commerciali erodano il potere d’acquisto sono tornati prepotentemente nelle risposte dei sondaggi.

3. La speranza tecnologica: ordini di beni durevoli

Il terzo dato, gli ordini di beni durevoli di ottobre, offre una chiave di lettura cruciale per gli investimenti aziendali. Il dato headline è stato pessimo (-2,2%), trascinato al ribasso da un crollo del settore aerospaziale (i problemi di Boeing).

Tuttavia, guardando sotto la superficie, gli ordini di beni capitali “core” (esclusi aerei e difesa) sono aumentati dello 0,5%. Questo conferma che le aziende americane, pur caute, continuano a investire massicciamente in tecnologia e Intelligenza Artificiale. È questa spesa in conto capitale (Capex) legata all’AI che sta agendo da ammortizzatore, impedendo al settore manifatturiero di scivolare in una recessione profonda.

Cosa aspettarsi nel 2026?

La reazione dei mercati di ieri, un “Santa Claus Rally” con l’S&P 500 in rialzo, suggerisce che Wall Street sta scommettendo su un atterraggio morbido (Soft Landing). Gli investitori credono che la debolezza della fiducia costringerà la Federal Reserve a tagliare i tassi, ignorando la forza apparente del PIL “vecchio”.

Tuttavia, il rischio di policy error è elevato. Con un PIL al 4% e un’inflazione sopra il target, la Fed potrebbe esitare a tagliare i tassi aggressivamente quanto il mercato spera. Entriamo nel 2026 in una situazione fragile: l’economia americana è tecnicamente in boom, ma psicologicamente in recessione. La tenuta del mercato del lavoro nei prossimi due mesi sarà l’arbitro finale tra questi due scenari.

Condividi questo articolo sui tuoi social

Di più da Eleva

Steve Jobs: non inseguire i soldi

In questa intervista Steve Jobs spiega che chi vuole aprire un’azienda non può farlo soltanto con lo scopo di lucrarci, in quanto il risultato finanziario dell’azienda è la conseguenza di un’idea rivoluzionaria e spesso sono...