flexile-white-logo
M
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Ricevi le News della settimana
Direttamente nella tua email ogni sabato i titoli di tutti i nuovi articoli della settimana Eleva!

Lavoro Italia, l’Istat certifica il record di occupati: 62,5% nel 2025. Ma a gennaio scatta l’allarme inattivi

Mar 12, 2026 | MacroEconomia

L’economia italiana taglia un nuovo traguardo, ma dietro i numeri da record si celano profonde spaccature strutturali. Secondo i dati diffusi questa mattina dall’Istat, il mercato del lavoro nel 2025 ha consolidato la sua ripresa, sebbene l’inizio del 2026 mostri un preoccupante travaso di persone verso l’inattività e una forte spaccatura politica sulla tenuta dei salari.

I numeri del 2025 e lo scatto di gennaio

Nella media del 2025, il tasso di occupazione è salito al 62,5%, con un incremento di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente, mentre la disoccupazione è scesa al 6,1% (-0,4 punti). La vera spinta, però, si evince dalle stime provvisorie di gennaio 2026: il numero complessivo degli occupati tocca la quota record di 24 milioni e 181 mila unità (+80 mila in un solo mese), spingendo la disoccupazione al 5,1%, il valore più basso mai registrato dall’inizio delle serie storiche mensili. A trainare questa crescita sono soprattutto i dipendenti a tempo indeterminato e il grande balzo dei lavoratori autonomi (+195 mila in un anno), a fronte di un crollo dei contratti a termine, sintomo di una ricerca di maggiore stabilità da parte delle aziende.

L’illusione statistica: boom di chi rinuncia a cercare impiego

Nonostante il forte calo dei disoccupati (-99 mila persone a gennaio), gli analisti e i sindacati invitano a leggere il dato approfonditamente. La discesa della disoccupazione si traduce, in gran parte, in un drastico aumento degli “inattivi”, ovvero coloro che hanno semplicemente smesso di cercare un impiego. Tra i 15 e i 64 anni, gli inattivi sono cresciuti di 35 mila unità in un mese e di ben 322 mila unità rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, portando il tasso di inattività al 33,9%.

Si tratta di un esodo dal mercato del lavoro che colpisce in modo sproporzionato le donne e i giovani. Come denunciato dalla Uil, l’Italia si conferma fanalino di coda in Europa per l’occupazione femminile: 43 donne su 100 risultano inattive, incastrate tra la cronica carenza di servizi per l’infanzia e carichi di cura squilibrati. Parallelamente, calano gli under 35 occupati, sollevando lo spettro di un grave impoverimento per il futuro del tessuto produttivo.

Scontro tra governo e opposizione

Il bollettino Istat ha inevitabilmente acceso lo scontro politico. La maggioranza esulta per le cifre, con esponenti di Fratelli d’Italia che rivendicano i dati “pacificamente positivi”, sottolineando come la crescita dei contratti stabili e il calo della precarietà offrano finalmente “una stabilità economica” a più italiani.

Immediata la replica dell’opposizione. La segretaria del PD Elly Schlein ha attaccato l’Esecutivo, denunciando l’emergenza del “lavoro povero”: “Si fa presto a festeggiare i dati dell’occupazione, ma dentro c’è tanto lavoro povero perché in Italia lavorare non basta più per campare”. A pesare, secondo l’opposizione, sono gli effetti devastanti dell’inflazione: citando sempre i dati Istat, Schlein ha ricordato che dal 2021 i salari reali hanno subito un calo del 9%, equivalente alla perdita netta di una mensilità di stipendio all’anno.

L’Italia di inizio 2026 si conferma un Paese capace di infrangere i propri record quantitativi, ma ancora in grave affanno nel garantire stipendi adeguati e un accesso paritario al lavoro per giovani e donne.

Condividi questo articolo sui tuoi social

Di più da Eleva

Steve Jobs: non inseguire i soldi

In questa intervista Steve Jobs spiega che chi vuole aprire un’azienda non può farlo soltanto con lo scopo di lucrarci, in quanto il risultato finanziario dell’azienda è la conseguenza di un’idea rivoluzionaria e spesso sono...