L’economia italiana taglia un nuovo traguardo, ma dietro i numeri da record si celano profonde spaccature strutturali. Secondo i dati diffusi questa mattina dall’Istat, il mercato del lavoro nel 2025 ha consolidato la sua ripresa, sebbene l’inizio del 2026 mostri un preoccupante travaso di persone verso l’inattività e una forte spaccatura politica sulla tenuta dei salari.
I numeri del 2025 e lo scatto di gennaio
Nella media del 2025, il tasso di occupazione è salito al 62,5%, con un incremento di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente, mentre la disoccupazione è scesa al 6,1% (-0,4 punti). La vera spinta, però, si evince dalle stime provvisorie di gennaio 2026: il numero complessivo degli occupati tocca la quota record di 24 milioni e 181 mila unità (+80 mila in un solo mese), spingendo la disoccupazione al 5,1%, il valore più basso mai registrato dall’inizio delle serie storiche mensili. A trainare questa crescita sono soprattutto i dipendenti a tempo indeterminato e il grande balzo dei lavoratori autonomi (+195 mila in un anno), a fronte di un crollo dei contratti a termine, sintomo di una ricerca di maggiore stabilità da parte delle aziende.
L’illusione statistica: boom di chi rinuncia a cercare impiego
Nonostante il forte calo dei disoccupati (-99 mila persone a gennaio), gli analisti e i sindacati invitano a leggere il dato approfonditamente. La discesa della disoccupazione si traduce, in gran parte, in un drastico aumento degli “inattivi”, ovvero coloro che hanno semplicemente smesso di cercare un impiego. Tra i 15 e i 64 anni, gli inattivi sono cresciuti di 35 mila unità in un mese e di ben 322 mila unità rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, portando il tasso di inattività al 33,9%.
Si tratta di un esodo dal mercato del lavoro che colpisce in modo sproporzionato le donne e i giovani. Come denunciato dalla Uil, l’Italia si conferma fanalino di coda in Europa per l’occupazione femminile: 43 donne su 100 risultano inattive, incastrate tra la cronica carenza di servizi per l’infanzia e carichi di cura squilibrati. Parallelamente, calano gli under 35 occupati, sollevando lo spettro di un grave impoverimento per il futuro del tessuto produttivo.
Scontro tra governo e opposizione
Il bollettino Istat ha inevitabilmente acceso lo scontro politico. La maggioranza esulta per le cifre, con esponenti di Fratelli d’Italia che rivendicano i dati “pacificamente positivi”, sottolineando come la crescita dei contratti stabili e il calo della precarietà offrano finalmente “una stabilità economica” a più italiani.
Immediata la replica dell’opposizione. La segretaria del PD Elly Schlein ha attaccato l’Esecutivo, denunciando l’emergenza del “lavoro povero”: “Si fa presto a festeggiare i dati dell’occupazione, ma dentro c’è tanto lavoro povero perché in Italia lavorare non basta più per campare”. A pesare, secondo l’opposizione, sono gli effetti devastanti dell’inflazione: citando sempre i dati Istat, Schlein ha ricordato che dal 2021 i salari reali hanno subito un calo del 9%, equivalente alla perdita netta di una mensilità di stipendio all’anno.
L’Italia di inizio 2026 si conferma un Paese capace di infrangere i propri record quantitativi, ma ancora in grave affanno nel garantire stipendi adeguati e un accesso paritario al lavoro per giovani e donne.





