L’offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che ha portato all’uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei, non ha solo alterato drammaticamente la geopolitica del Medio Oriente, ma ha innescato un’immediata ondata di panico sui mercati finanziari ed energetici globali. Prima dell’attacco, il mercato petrolifero viveva una fase di relativa stabilità, con il barile di Brent che si attestava intorno ai 72 dollari. Ora, gli analisti di mercato prevedono un’impennata istantanea oltre la soglia dei 90 dollari al barile, con il rischio tangibile di superare agevolmente i 100 dollari in caso di un’escalation prolungata e della chiusura delle rotte commerciali.
L’incubo del blocco dello stretto di Hormuz
Il vero baricentro dell’economia globale si trova attualmente nello Stretto di Hormuz, il crocevia marittimo più importante del pianeta. Attraverso questo stretto passaggio transita quotidianamente circa un quinto del petrolio globale e il 20% del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale. Le prime avvisaglie di ritorsione iraniana e le trasmissioni radio che dichiaravano lo stretto chiuso hanno già spinto numerose navi petroliere e metaniere a invertire bruscamente la rotta per allontanarsi dalla zona di pericolo. Un blocco duraturo, avvertono gli esperti, sottrarrebbe 15 milioni di barili al giorno dal mercato, innescando uno choc che potrebbe spingere i prezzi del greggio verso i 140 dollari e decuplicare i costi all’ingrosso del gas europeo.





