Sam Altman ha svelato una mano che gli analisti considerano un tentativo di dominare sia l’infrastruttura hardware che le applicazioni scientifiche di punta: OpenAI ha sferrato un doppio attacco ai giganti della tecnologia, lanciando una sfida diretta sia all’egemonia di Nvidia nei semiconduttori, sia al predominio di Alphabet (Google) nella scoperta di farmaci.
L’ingresso in laboratorio: GPT-Rosalind
Il primo fronte di questa offensiva è puramente scientifico. OpenAI ha annunciato il rilascio di GPT-Rosalind, un modello di intelligenza artificiale progettato per rivoluzionare la biologia computazionale, la progettazione di farmaci e la medicina traslazionale. Il software, che prende il nome dalla celebre scienziata britannica Rosalind Franklin, punta a ridurre drasticamente i tempi di sviluppo dei farmaci, che attualmente richiedono in media dai 10 ai 15 anni per passare dalla prima scoperta all’approvazione normativa negli Stati Uniti.
Attraverso un rigoroso programma ad accesso fidato, colossi farmaceutici come Amgen e Moderna, istituti come l’Allen Institute e leader tecnologici come Thermo Fisher Scientific stanno già integrando GPT-Rosalind nei loro flussi di lavoro quotidiani. Ad agevolare questa transizione è stato il lancio di un plugin per le Scienze della Vita gratuito dedicato a Codex, in grado di connettere nativamente l’AI a oltre 50 strumenti scientifici e database bioinformatici.

L’annuncio ha provocato un’onda d’urto immediata sui mercati. Le aziende biotecnologiche focalizzate sui software di ricerca hanno subito un duro colpo, con i titoli azionari di società pioniere come Recursion Pharmaceuticals e Schrodinger che hanno registrato crolli superiori al 5% nelle contrattazioni infragiornaliere, spinti dal timore degli investitori che un modello orizzontale come GPT-Rosalind possa erodere il loro vantaggio competitivo. La competizione è serratissima, in particolar modo con Alphabet: a febbraio Isomorphic Labs, società figlia di Google DeepMind, ha infatti presentato il suo motore proprietario IsoDDE, un rivoluzionario successore di AlphaFold 3 capace di prevedere con estrema precisione le strutture molecolari e scoprire nuove tasche di legame nascoste.
L’emancipazione da Nvidia: il patto con Cerebras
L’addestramento e, soprattutto, l’inferenza di modelli complessi come GPT-Rosalind richiedono però una potenza di calcolo immensa. Per sostenere questa espansione applicativa e avviare un processo strutturale di “de-Nvidia-izzazione”, OpenAI ha siglato un colossale contratto pluriennale con la startup di semiconduttori Cerebras Systems.
OpenAI si è impegnata a sborsare oltre 20 miliardi di dollari nei prossimi tre anni per noleggiare server alimentati dai chip Cerebras, una cifra che rappresenta il doppio rispetto agli impegni inizialmente trapelati a inizio anno. A ciò si aggiunge l’impegno di OpenAI a fornire circa 1 miliardo di dollari per finanziare in prima persona la costruzione di nuovi data center dedicati. In cambio di questo capitale, la casa madre di ChatGPT riceverà warrant azionari che potrebbero garantirle una quota fino al 10% di Cerebras, qualora la spesa totale dovesse toccare il tetto massimo dei 30 miliardi di dollari.
Questa alleanza tecnologica si fonda sul Wafer-Scale Engine (WSE-3) di Cerebras. A differenza delle tradizionali unità di elaborazione grafica (GPU) di Nvidia, Cerebras produce un unico processore gigantesco, grande all’incirca quanto un piatto da portata, che ospita la sbalorditiva cifra di 4.000 miliardi di transistor e 900.000 core specializzati in parallelo. Mantenendo l’elaborazione su un singolo e massiccio strato di silicio, l’architettura elimina i problemi dovuti al trasferimento dei dati, consentendo ai carichi di lavoro di inferenza di funzionare in modo esponenzialmente più veloce, requisito ormai fondamentale quando si tratta di alimentare risposte sub-secondo per gli agenti autonomi.

L’imminente IPO da 35 miliardi
L’accordo con OpenAI ha fornito un assist cruciale per il rilancio delle ambizioni in borsa di Cerebras. Assicuratasi un flusso di entrate pluriennale di questa portata, la società guidata da Andrew Feldman punta a uno sbarco spettacolare sul mercato (con probabile ticker CBRS) nel secondo trimestre del 2026. L’obiettivo dell’offerta pubblica iniziale è raccogliere circa 3 miliardi di dollari in liquidità, puntando a una strabiliante valutazione di circa 35 miliardi di dollari. Si tratterebbe di un premio di quasi il 60% rispetto alla valutazione privata di 23 miliardi ottenuta solo a febbraio 2026 in un round dominato da Tiger Global e Benchmark Capital.
La quotazione arriva proprio dopo che Cerebras è riuscita a superare l’intensa revisione da parte del Committee on Foreign Investment in the United States (CFIUS), che ne aveva bloccato i piani alla fine del 2025. In precedenza, infatti, l’azienda ricavava addirittura l’87% delle sue entrate da G42, un conglomerato degli Emirati Arabi Uniti che a Washington aveva sollevato preoccupazioni per passati legami tecnologici con la Cina. Sostituendo quel flusso con il massiccio accordo con OpenAI, Cerebras si presenta ora ai mercati come l’alternativa occidentale più credibile e affidabile al dominio di mercato di Nvidia.
Le doppie manovre di OpenAI, l’invasione nel settore biofarmaceutico e l’assicurazione infrastrutturale sulle fonderie, segnalano un profondo mutamento. L’azienda di Sam Altman non è più soltanto uno sviluppatore di software, ma un impero intenzionato a integrare verticalmente l’algoritmo per curare le malattie del futuro. Il 2026 si preannuncia come l’anno in cui la corsa all’intelligenza artificiale trascenderà definitivamente lo schermo, riprogrammando i fondamenti di campi che fino a poco tempo fa sembravano intoccabili come la biologia.






