Mentre Donald Trump minaccia di annettere l’isola per la sicurezza nazionale, l’élite tecnologica americana è già sbarcata sul ghiaccio. L’obiettivo? Estrarre i minerali fondamentali per l’Intelligenza Artificiale usando l’IA stessa come geologo.
Mentre il mondo politico discute le recenti, incendiarie dichiarazioni del Presidente Trump sull’acquisizione della Groenlandia “con le buone o con le cattive” , una conquista più silenziosa ma infinitamente più concreta è già in atto. Lungi dalle sale diplomatiche, nelle profondità dell’Artico, i portafogli di Bill Gates, Jeff Bezos, Sam Altman e Peter Thiel stanno ridisegnando la sovranità dell’isola più grande del mondo.
Per questi titani della tecnologia, la Groenlandia non è solo un territorio strategico militare, come sostiene la Casa Bianca , ma un immenso deposito di hardware a cielo aperto. La logica è semplice e circolare: per alimentare la rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale servono chip e server; per costruire chip e server servono minerali rari (come nichel, rame, cobalto e terre rare); per trovare questi minerali, ora si usa l’Intelligenza Artificiale.
L’algoritmo del sottosuolo
La punta di diamante di questa operazione è KoBold Metals, una startup valutata circa 3 miliardi di dollari che si definisce “Google Maps per la crosta terrestre”. Sostenuta da Breakthrough Energy (il fondo di Gates e Bezos) e da Apollo Projects di Sam Altman , l’azienda utilizza algoritmi avanzati per analizzare dati geologici storici e satellitari, individuando giacimenti che l’uomo non potrebbe mai vedere.
Il loro obiettivo principale è il progetto Disko-Nuussuaq sulla costa occidentale, potenzialmente uno dei più grandi giacimenti di nichel e rame al mondo. Non è un caso che questi siano i materiali essenziali per la transizione verde e per l’hardware che fa girare modelli come ChatGPT. In breve: la Silicon Valley sta verticalizzando il proprio impero, controllando non solo il codice, ma anche gli atomi necessari a farlo girare.
L’ombra di Peter Thiel
Se KoBold cerca metalli, altri cercano una nuova forma di sovranità. Parallelamente alle trivelle, avanza il progetto ideologico di Praxis, una startup che mira a costruire una “Freedom City” o “città-stato” libertaria, libera dalle regolamentazioni statali tradizionali.
Il progetto vede il coinvolgimento indiretto di Peter Thiel (attraverso il fondo Pronomos Capital) e dello stesso Sam Altman. L’idea, che sembra uscita da un romanzo cyberpunk, è quella di creare un hub deregolamentato per lo sviluppo accelerato di tecnologie, sfruttando il clima artico per raffreddare naturalmente i data center. La connessione politica è evidente: Thiel è un mentore storico del Vice Presidente J.D. Vance e il suo socio, Ken Howery, è stato nominato ambasciatore in Danimarca da Trump.
Geopolitica
Questa convergenza tra capitale privato e potenza statale ha creato quello che alcuni analisti definiscono un “circolo di profitto”. Mentre il governo danese e quello groenlandese ribadiscono il loro secco “Non siamo in vendita” , la realtà sul campo racconta una storia diversa. Aziende come Critical Metals Corp, legata a figure chiave dell’amministrazione Trump come Howard Lutnick, stanno già operando sul territorio.
La Groenlandia si trova così al centro di una contesa senza precedenti: la necessità strategica degli USA di sottrarre il controllo delle terre rare alla Cina, l’ambizione imperiale di Trump e la fame insaziabile di risorse della Silicon Valley. Che l’isola venga “comprata” ufficialmente o meno potrebbe diventare irrilevante; i suoi tesori sono già stati opzionati da chi sta costruendo il futuro digitale.





