Un’analisi approfondita del Financial Times, rivela la contromossa strategica della Cina per aggirare le restrizioni statunitensi sui semiconduttori avanzati: l’implementazione di sussidi energetici massicci destinati ai suoi data center strategici. Questi incentivi, che in alcune province chiave come Gansu, Guizhou e Mongolia Interna arrivano a tagliare le bollette elettriche fino al 50%, non sono un generico sostegno industriale, ma un ammortizzatore finanziario diretto.
Il loro scopo è chiaro: compensare l’enorme aumento dei costi operativi affrontato da giganti della tecnologia come ByteDance, Alibaba e Tencent, costretti a utilizzare chip AI domestici meno efficienti a causa del divieto imposto da Washington sull’acquisto dei potenti acceleratori di Nvidia, come gli H100 e gli A100.

Il Prezzo dell’Autonomia
Storicamente, i chip di Nvidia dominano per efficienza energetica e prestazioni grezze. Il blocco alle esportazioni ha costretto le aziende cinesi ad affidarsi ad alternative nazionali, in primis la serie Ascend di Huawei. Sebbene strategicamente cruciali, questi chip presentano ancora un notevole ritardo in termini di efficienza: alcuni esperti stimano che un processore domestico di prossima generazione potrebbe offrire solo una frazione (circa il 6%) della potenza di calcolo di un superchip Nvidia equivalente.
Questa inefficienza tecnica si traduce direttamente in un fabbisogno operativo di “più rack, più megawatt” per raggiungere la potenza computazionale aggregata necessaria per addestrare i grandi modelli di linguaggio (LLM) di ultima generazione. Il sussidio energetico statale interviene proprio per coprire questo premio operativo, trasferendo il costo dell’autosufficienza tecnologica dalle aziende al bilancio statale.
La Strategia della “Scala”
La Cina ha scelto di affrontare la guerra dei chip non sul fronte dell’efficienza (dove è in svantaggio), ma su quello della scala e della politica industriale. Mentre le sanzioni statunitensi mirano a bloccare l’accesso non solo ai chip finiti, ma anche agli strumenti critici per la produzione avanzata (come la tecnologia litografica di ASML) , Pechino sta sostenendo la creazione di enormi cluster di calcolo, come i “SuperPod” di Huawei, che collegano decine di migliaia di processori meno potenti per competere sul volume.
Questa strategia di contenimento, definita da Pechino come l’imperativo di non essere “strangolata da paesi stranieri” , è supportata anche da una serie di incentivi localizzati, inclusi i Compute Vouchers erogati dai governi provinciali per abbattere i costi di accesso al computing time per le startup AI. Parallelamente, si stanno formando alleanze industriali, come la “Model-Chip Ecosystem Innovation Alliance”, che unisce sviluppatori di LLM e produttori di chip come Huawei e Biren, con l’obiettivo di sviluppare rapidamente una catena di fornitura interamente domestica, dal chip al software.
In sintesi, i sussidi energetici cinesi sono il segnale più tangibile di come Pechino sia disposta a sostenere un costo ambientale e fiscale elevatissimo pur di accelerare l’autonomia tecnologica. Essi agiscono come uno scudo finanziario che permette alle sue Big Tech di continuare a operare e innovare, assicurando che la corsa globale all’AI per la Cina non si fermi, nonostante le barriere imposte dall’Occidente.





