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JPMorgan apre al trading di criptovalute per i clienti istituzionali

Dic 23, 2025 | Finanza

È la fine definitiva della fase “sperimentale” per Wall Street. JPMorgan Chase, la più grande banca degli Stati Uniti e roccaforte storica dello scetticismo verso Bitcoin, sta valutando attivamente l’offerta di servizi di trading di criptovalute per i suoi clienti istituzionali.

Secondo quanto riportato da Bloomberg News il 22 dicembre, la divisione mercati della banca starebbe esplorando l’introduzione di prodotti per il trading spot e derivati su Bitcoin ed Ethereum. La mossa rappresenta un’inversione di rotta pragmatica per un istituto il cui CEO, Jamie Dimon, ha per anni definito il settore una “frode”, ed evidenzia come la domanda inarrestabile degli hedge fund e dei grandi gestori patrimoniali abbia ormai eroso le ultime resistenze ideologiche del banking tradizionale.

Il Semaforo Verde Normativo

La tempistica non è casuale. L’apertura di JPMorgan arriva sulla scia di un cambiamento sismico nel panorama regolatorio statunitense di fine 2025. L’amministrazione Trump, fedele alla promessa di rendere gli USA la “capitale mondiale delle criptovalute”, ha sbloccato l’operatività bancaria attraverso la Lettera Interpretativa 1188 dell’Office of the Comptroller of the Currency (OCC), emessa il 9 dicembre.

Questo documento è la chiave di volta: autorizza le banche nazionali a operare come “riskless principal” (intermediari senza rischio). In pratica, permette a colossi come JPMorgan di eseguire ordini di acquisto e vendita per i clienti senza dover detenere l’asset volatile nel proprio bilancio a lungo termine, trasformando un’attività ad alto rischio di capitale in un puro servizio di intermediazione.

La Doppia Velocità di Wall Street: Istituzionale vs. Retail

Mentre JPMorgan si prepara a servire l’élite finanziaria nel “dietro le quinte”, i suoi rivali stanno correndo per conquistare il mercato di massa. Morgan Stanley ha confermato un piano aggressivo per il 2026: l’integrazione del trading di criptovalute direttamente nella sua piattaforma E*Trade.

A differenza dell’approccio “wholesale” di JPMorgan, Morgan Stanley punta ai 5 milioni di clienti retail della sua controllata, permettendo loro di scambiare Bitcoin e Solana direttamente dai propri conti titoli entro la prima metà del 2026. Per farlo, si appoggerà all’infrastruttura esterna di Zerohash, una strategia diversa da quella di JPMorgan che sembra intenzionata a costruire competenze e prodotti internamente alla propria divisione mercati.

Cosa Significa per il 2026

L’ingresso di JPMorgan segna l’apertura definitiva al futuro della finanza. Se fino al 2024 il trading crypto era dominio di exchange specializzati come Coinbase o Binance, il 2026 si preannuncia come l’anno in cui la liquidità digitale verrà assorbita dalle infrastrutture sistemiche globali.

Con Goldman Sachs che rilancia il suo desk di trading e Citi che lavora sulla custodia , il messaggio per gli investitori è chiaro: le criptovalute non sono più un asset class “ribelle”, ma una nuova linea di business standardizzata per le più grandi banche del mondo. Come ha notato Scott Lucas, responsabile degli asset digitali di JPMorgan, la banca intende perseguire il trading pur mantenendo cautela sulla custodia diretta, segnando un approccio mirato all’efficienza e al profitto piuttosto che alla speculazione.

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