flexile-white-logo
M
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Ricevi le News della settimana
Direttamente nella tua email ogni sabato i titoli di tutti i nuovi articoli della settimana Eleva!

Intel vola a Wall Street (+25%): trimestrale record, accordo con Musk e la spinta del governo Usa

Apr 24, 2026 | Aziende

Alle ore 11:00 del 24 aprile 2026, il tabellone del Nasdaq segnala un balzo stratosferico per le azioni di Intel Corporation (INTC): un +25% che spinge il titolo ben oltre la soglia psicologica degli 80 dollari. Un rally infuocato, iniziato già nelle contrattazioni after-hours della sera precedente, che certifica il successo su tutta la linea della complessa rinascita del gigante dei semiconduttori.

Ma la fiammata azionaria è solo la punta dell’iceberg. Sotto la superficie dei numeri, si intrecciano tre storie fondamentali: una trimestrale che ha polverizzato ogni aspettativa, un’alleanza colossale con l’impero industriale di Elon Musk e l’intervento del governo degli Stati Uniti, che ha di fatto trasformato Intel in un asset strategico a partecipazione statale.

L’IA spinge i ricavi a 13,58 miliardi

I numeri del primo trimestre 2026 parlano chiaro. Intel ha riportato un fatturato di 13,58 miliardi di dollari, segnando una crescita del 7,4% su base annua e superando ampiamente le stime di Wall Street.

Il vero propulsore di questo miracolo finanziario è stata la divisione Data Center e Intelligenza Artificiale (DCAI), che da sola ha generato ricavi per 5,1 miliardi di dollari (un balzo del 22% anno su anno). Come ha sottolineato il CEO Lip-Bu Tan, l’industria tecnologica sta passando dai modelli fondativi all’intelligenza artificiale “agentica”, una transizione che sta riportando le potenti e versatili CPU avanzate di Intel al centro dell’infrastruttura globale dei server e dei data center.

A sorprendere Wall Street, tuttavia, è stata soprattutto la redditività “core”. Sebbene l’azienda abbia riportato una consistente perdita calcolata secondo i principi GAAP di 3,7 miliardi di dollari, questa è stata il risultato diretto di oneri di ristrutturazione e svalutazioni una tantum per 4,1 miliardi (inclusa la corposa svalutazione della divisione Mobileye). Guardando ai risultati operativi puri e depurati da queste pulizie di bilancio (non-GAAP), l’utile netto è schizzato a 1,5 miliardi di dollari, con un utile per azione (EPS) di 0,29 dollari, stracciando letteralmente le previsioni che si fermavano a un modesto +0,02 dollari.

Cura e fonderia indipendente

Il salvataggio finanziario di Intel porta la firma chirurgica di Lip-Bu Tan. Ereditata un’azienda appesantita, il CEO ha imposto una drastica dieta aziendale. Il severo piano di ristrutturazione ha comportato il taglio di decine di migliaia di posti di lavoro (si stima tra il 15% e il 25% dell’organico), con l’obiettivo di abbattere i livelli burocratici e stabilizzare la forza lavoro globale a circa 75.000 dipendenti.

Ma la vera rivoluzione ha riguardato l’architettura societaria: la divisione manifatturiera, Intel Foundry, è stata ufficialmente scorporata e trasformata in una sussidiaria indipendente, dotata di un proprio conto economico autonomo. Questa mossa strutturale, tesa a rassicurare i clienti esterni fabless sulla sicurezza della loro proprietà intellettuale, si è rivelata il preludio al più grande trionfo commerciale dell’azienda. Per rafforzare il controllo diretto sulla propria capacità produttiva in un momento cruciale, ad aprile Intel ha anche sborsato 14,2 miliardi di dollari per riacquistare il 49% della Fab 34 in Irlanda dal fondo Apollo Global Management.

L’asse con Musk: il progetto “Terafab”

Aver reso la fonderia un’entità indipendente ha permesso a Intel di calare l’asso vincente. Proprio in occasione della trimestrale, Elon Musk ha annunciato ufficialmente che il suo ecosistema industriale sarà il primo grandissimo cliente esterno per il rivoluzionario e attesissimo nodo produttivo Intel 14A.

Tesla e SpaceX utilizzeranno questa tecnologia di ultimissima generazione per alimentare “Terafab”, una colossale mega-fabbrica di chip AI da costruire ad Austin, in Texas. L’obiettivo di Musk è produrre fino a 200 miliardi di semiconduttori all’anno per l’autonomia veicolare di Tesla, la cognizione dei robot umanoidi Optimus e i network aerospaziali di SpaceX e xAI. “Dato che nel momento in cui Terafab aumenterà la produzione il 14A sarà probabilmente maturo, sembra la mossa giusta; abbiamo un ottimo rapporto con Intel”, ha dichiarato Musk, validando in un istante la road map tecnologica di Santa Clara.

L’intervento di Stato

Eppure, il tassello finale di questo puzzle non appartiene al libero mercato, ma alla politica. L’anno scorso l’amministrazione Trump ha finalizzato un accordo storico, acquisendo il 9,9% (arrotondato al 10%) del capitale sociale completamente diluito di Intel.

Convertendo 8,9 miliardi di dollari di sovvenzioni governative precedentemente stanziate (incluso il CHIPS Act) in 433,3 milioni di azioni ordinarie al prezzo scontato di 20,47 dollari ciascuna, Washington è diventata formalmente il principale azionista singolo dell’azienda. Un affare d’oro per i contribuenti (considerando che le azioni scambiate oggi a oltre 80 dollari garantiscono già miliardi di plusvalenze virtuali), ma soprattutto una manovra geoeconomica strategica.

Come ha sottolineato il Segretario al Commercio Howard Lutnick, Intel è troppo critica per la sicurezza nazionale, l’approvvigionamento militare e la corsa globale all’IA per fallire. Questa proprietà pubblica – formalmente passiva e senza diritto di voto – fonde i destini della sovranità tecnologica nordamericana con i bilanci di Intel. Per blindare ulteriormente l’accordo, il governo ha ottenuto un warrant per l’acquisto di un ulteriore 5% delle azioni, esercitabile unicamente qualora Intel dovesse mai decidere di cedere la maggioranza (scendere sotto il 51%) della sua preziosissima divisione Foundry.

Il mercato, dunque, non sta solo premiando ricavi eccezionali. Il clamoroso +25% del 24 aprile 2026 prezza l’alba di una nuova Intel: un’azienda resa più snella dai tagli, tecnologicamente validata dagli uomini più influenti della Silicon Valley e blindata, finanziariamente e politicamente, dallo scudo del Pentagono e della Casa Bianca.

Condividi questo articolo sui tuoi social

Di più da Eleva

La prima intervista di Warren Buffett.

Giugno 1962. In un raro filmato d'archivio della KMTV, un trentunenne Warren Buffett affronta il crollo del mercato azionario con una freddezza che diventerà leggendaria. Mentre Wall Street è nel panico per il "Kennedy...