L’inflazione italiana tira il freno a mano, toccando il punto più basso dell’anno, ma per le famiglie la corsa dei prezzi al supermercato è tutt’altro che finita. L’ISTAT ha diffuso oggi i dati definitivi di novembre, certificando un indice dei prezzi al consumo all’1,1% su base annua, un ribasso rispetto alla stima preliminare dell’1,2% e un netto calo rispetto ai mesi precedenti.
Sulla carta, i numeri descrivono un Paese che ha sconfitto la febbre inflazionistica. Il merito, però, è quasi interamente della bolletta energetica: i prezzi degli energetici regolamentati sono crollati del 3,2%, mentre quelli del mercato libero segnano un -4,3%. A questo si aggiunge un fisiologico raffreddamento del settore trasporti (+0,9%), tipico della bassa stagione autunnale.
L’illusione ottica della stabilità
Tuttavia, basta grattare la superficie del dato generale per trovare una realtà ben diversa. L’inflazione di fondo (“core”), quella depurata dalle componenti volatili come l’energia, rimane ancorata all’1,7% , ben al di sopra dell’indice generale. Questo significa che la spinta ai rincari si è trasferita dai benzinai ai negozi e ai fornitori di servizi.
Il cosiddetto “carrello della spesa”, la voce che più impatta sulla quotidianità, cresce ancora dell’1,5%. Sebbene in rallentamento rispetto al +2,1% di ottobre, si tratta di aumenti che si sommano a quelli record del biennio precedente. A pesare sono soprattutto le “colazioni amare”: prodotti come caffè e cioccolato registrano rincari shock superiori al 20% su base annua, spinti dalla crisi climatica che ha devastato i raccolti globali.

La reazione dei consumatori: “Magra consolazione”
Le associazioni dei consumatori bocciano l’ottimismo statistico. Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori (UNC) definisce il calo dell’inflazione “una magra consolazione”, sottolineando come i prezzi, pur rallentando la corsa, non stiano scendendo. Secondo le stime dell’UNC basate sui dati odierni, l’attuale livello dei prezzi si traduce in un aggravio di spesa annuo pari a 351 euro per una coppia con due figli, di cui ben 176 euro se ne vanno solo per mangiare e bere.
Anche il Codacons avverte: il calo è un “effetto ottico” dovuto all’energia. I servizi, dalla ristorazione alla cura della persona, continuano a viaggiare a velocità doppia rispetto all’inflazione media, erodendo il potere d’acquisto dei redditi fissi.
Cosa aspettarsi per il 2026 L’Italia si affaccia al nuovo anno con un’inflazione acquisita dell’1,5%. Lo scenario più probabile non è un ritorno ai prezzi pre-crisi, ma una stabilizzazione su livelli elevati. Con una crescita economica (PIL) che fatica a superare lo zero virgola, la vera sfida del 2026 non sarà più raffreddare i prezzi, ma rilanciare i salari per permettere alle famiglie di recuperare il terreno perduto.





