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Il “Trump trade” di Caracas: perché la borsa venezuelana è esplosa del 170% dopo l’arresto di Maduro

Gen 13, 2026 | MacroEconomia

Di fronte a un evento storico, i mercati non aspettano: anticipano. E a Caracas, la scommessa è sulla fine dell’isolamento.

La notizia dell’operazione “Absolute Resolve” e del conseguente arresto di Nicolás Maduro ha scatenato sui mercati finanziari venezuelani una reazione che gli analisti definiscono senza precedenti. In una sola settimana, l’Indice Bursátil Caracas (IBC) ha registrato un rialzo “monstre” di quasi il 170%, passando da circa 2.200 a oltre 6.000 punti.

Ma cosa si nasconde dietro questa euforia in un paese con un’economia ancora in ginocchio? Ecco i tre fattori chiave che stanno guidando il rally.

1. Il “premio per il cambio di regime”

I mercati finanziari odiano l’incertezza, ma amano le opportunità di turnaround (inversione di tendenza). L’arresto di Maduro è stato interpretato dagli investitori non come un vuoto di potere, ma come il segnale definitivo che il regime sanzionatorio statunitense sta per crollare. Gli investitori stanno comprando oggi ciò che pensano varrà molto di più domani: un Venezuela “normalizzato”, capace di esportare liberamente il suo petrolio verso gli Stati Uniti e l’Europa. È una scommessa sul fatto che l’amministrazione Trump, ora garante de facto della transizione, proteggerà gli asset finanziari e favorirà l’afflusso di capitali esteri per la ricostruzione.

2. La corsa ai “titoli della ricostruzione”

Non tutti i titoli sono saliti allo stesso modo. Il denaro intelligente si è riversato su due settori specifici:

  • Banche: Istituti come Banco Provincial (+125%) e Mercantil Servicios Financieros (+171%) sono volati in borsa. La logica è semplice: se il Venezuela riparte, serviranno banche solide per gestire i miliardi di dollari di investimenti in arrivo e i flussi di pagamento delle compagnie petrolifere.
  • Industria: Aziende come Sivensa (acciaio) sono viste come fornitori critici per riparare le infrastrutture petrolifere fatiscenti.

3. La fuga dal bolivar

C’è anche un motivo più disperato dietro questi numeri. Con un’inflazione stimata ancora a tripla cifra e una valuta locale che si svaluta quotidianamente, i venezuelani usano la Borsa come un “bene rifugio”. Di fronte all’incertezza politica della presidenza interinale di Delcy Rodríguez, chi detiene Bolivares ha preferito convertirli in azioni di aziende reali piuttosto che vederli evaporare nei conti correnti.

Cosa aspettarsi ora?

Nonostante l’ottimismo, la prudenza è d’obbligo. Il mercato di Caracas è minuscolo e illiquido; bastano pochi ordini per far schizzare i prezzi. Inoltre, la realtà economica rimane drammatica: l’inflazione morde e la produzione di petrolio richiederà anni, non settimane, per tornare ai fasti del passato, nonostante l’interesse dichiarato di giganti come Repsol e Chevron a potenziare le operazioni.

In sintesi: Il rally del 170% non ci dice che il Venezuela è guarito, ma ci dice che per la prima volta in un decennio, il mercato vede una cura possibile.

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