Nonostante i ricavi da record, l’azienda guidata da Mark Zuckerberg starebbe pianificando il licenziamento di migliaia di dipendenti. L’obiettivo? Sostenere i costi esorbitanti delle infrastrutture informatiche, mentre i nuovi modelli di intelligenza artificiale faticano a mantenere le promesse.
Un taglio senza precedenti
Meta Platforms si prepara a quella che potrebbe rivelarsi la più drastica riorganizzazione aziendale della sua storia. Secondo diverse indiscrezioni provenienti da fonti interne, i massimi dirigenti di Menlo Park stanno valutando in queste ore un taglio orizzontale che potrebbe colpire il 20% o più dell’intera forza lavoro globale. Considerando che l’azienda contava circa 79.000 dipendenti alla fine del 2025, questa colossale manovra si tradurrebbe nell’eliminazione di quasi 16.000 posti di lavoro. Sebbene il portavoce di Meta, Andy Stone, abbia cercato di mitigare l’allarme definendo la notizia una “speculazione su approcci teorici”, i leader senior avrebbero già ricevuto indicazioni per iniziare a mappare le aree operative da ridimensionare.
I costi dell’infrastruttura IA
La mossa appare controintuitiva se si analizzano i recenti trionfi finanziari del colosso dei social media. Nel quarto trimestre del 2025, Meta ha registrato ricavi sbalorditivi pari a 59,89 miliardi di dollari, segnando un formidabile +24% su base annua e superando le attese di Wall Street. Tuttavia, la vera motivazione di questa carneficina occupazionale si nasconde nelle proiezioni delle spese in conto capitale (Capex). Per il solo 2026, l’azienda prevede di spendere una cifra mostruosa, compresa tra i 115 e i 135 miliardi di dollari, unicamente per l’acquisto di server, GPU e infrastrutture necessarie ad addestrare i futuri modelli di intelligenza artificiale. L’obiettivo a lungo termine delineato è ancora più imponente: 600 miliardi di dollari di investimenti in data center entro il 2028. In sintesi, il costo del capitale umano viene visto come un peso sacrificabile per poter finanziare l’insaziabile fame di potenza di calcolo.
Le difficoltà tecniche dei nuovi modelli
Ma questa scommessa multimiliardaria non è esente da gravi intoppi tecnici. Rapporti recenti rivelano che lo sviluppo dei nuovi modelli fondazionali di Meta è in profondo affanno. “Behemoth”, che doveva essere la versione più grande e avanzata dell’architettura Llama 4 attesa per la scorsa estate, è stata definitivamente cancellata dopo aver prodotto risultati fuorvianti nei benchmark di test. Le speranze di rivalsa sono ora riposte in un nuovo modello denominato “Avocado”, che però è stato posticipato almeno a maggio 2026: durante i test interni, infatti, ha dimostrato scarse capacità di ragionamento logico e di generazione di codice, risultando palesemente inferiore rispetto ai rivali di mercato come Gemini 3.0 di Google.
Il paradosso della produttività
Per giustificare l’ondata di licenziamenti, la dirigenza punta con forza sulla narrazione dell’iper-produttività generata proprio dall’intelligenza artificiale. Durante le presentazioni agli investitori, l’azienda ha dichiarato che l’output degli ingegneri del software è aumentato del 30% grazie agli assistenti IA, con picchi dell’80% per gli “utenti avanzati”. Questo clima ha persino spinto molti dipendenti storici, come i Product Manager, a rinominarsi “AI Builder” sui propri profili LinkedIn, segnalando una forzata fusione tra i ruoli gestionali e quelli di pura esecuzione tecnica individuale.
Eppure, diversi studi indipendenti, come quello condotto da Anthropic, dimostrano che i programmatori che si affidano eccessivamente all’IA per la stesura del codice ottengono paradossalmente punteggi inferiori nei test di comprensione dei sistemi software. Un’ulteriore ricerca della società METR su sviluppatori molto esperti ha rilevato che l’uso dell’IA ha persino aumentato del 19% i tempi di completamento delle mansioni all’interno di architetture di codice già complesse.
La reazione dei mercati e i rischi futuri
Il mercato finanziario, solitamente cinico ed entusiasta di fronte ai tagli dei costi, inizia a mostrare segni di insofferenza. Un recente rapporto di Goldman Sachs ha avvertito che i continui licenziamenti giustificati dall’adozione dell’IA vengono sempre più interpretati dagli investitori non come un brillante segno di efficienza, ma come un preoccupante segnale di debolezza nelle prospettive di crescita a lungo termine. Esperti e osservatori del settore temono il diffondersi del fenomeno dell'”AI-Washing”, dove l’intelligenza artificiale diventa un semplice capro espiatorio, una scusa moderna e presentabile per mascherare la necessità di correggere le folli iper-assunzioni del periodo pandemico.
Meta si trova oggi in equilibrio in una situazione pericolosa. Rinunciare a un quinto della propria forza lavoro per finanziare una distesa infinita di server è una scommessa epocale. Se i nuovi modelli come Avocado continueranno a deludere le aspettative tecniche, i 135 miliardi di dollari preventivati per il 2026 potrebbero trasformarsi rapidamente in una delle passività più pesanti mai registrate nella storia della Silicon Valley.





