Nel mezzo di una gravissima crisi geopolitica globale e di un’inflazione in forte ripresa, le ultime rivelazioni finanziarie del Presidente degli Stati Uniti mettono in luce un intreccio senza precedenti tra l’accrescimento del capitale privato e le decisioni di politica pubblica.
I documenti depositati presso lo U.S. Office of Government Ethics e diffusi questo fine settimana rivelano che, nel solo mese di marzo 2026, Donald Trump ha investito almeno 51 milioni di dollari nel mercato obbligazionario. Attraverso 175 transazioni distinte, il capitale presidenziale è stato allocato in gran parte in titoli di Stato statunitensi (U.S. Treasuries) e obbligazioni municipali emesse da stati, contee, distretti scolastici e altre entità pubbliche. Le 26 operazioni più consistenti, stimate ciascuna in una fascia compresa tra 1 e 5 milioni di dollari, delineano un dispiegamento di liquidità aggressivo e calcolato.
Tuttavia, sono gli investimenti in obbligazioni societarie a sollevare i maggiori interrogativi etici e politici. Il portafoglio esecutivo si è arricchito di titoli del debito emessi da colossi della tecnologia e dell’Intelligenza Artificiale come Nvidia, Microsoft, Broadcom e Meta, oltre a giganti di Wall Street tra cui Citigroup, Goldman Sachs e JPMorgan Chase. Figurano inoltre investimenti mirati in aziende del settore aerospaziale e manifatturiero, tra cui Boeing e General Motors, entrambe corporazioni i cui profitti dipendono in maniera cruciale dalle politiche tariffarie e dai contratti di fornitura dell’attuale amministrazione.

Il caso più emblematico e controverso riguarda però il settore dei media e dell’intrattenimento. I documenti etici testimoniano il massiccio acquisto di obbligazioni di Netflix e Warner Bros. Discovery (WBD). Questi acquisti avvengono nel pieno della battaglia per l’antitrust riguardante la proposta di mega-fusione da 110 miliardi di dollari tra WBD e Paramount, un’operazione sulla quale lo stesso Trump ha recentemente dichiarato di volersi coinvolgere “personalmente” come revisore esecutivo.
Di fronte all’evidenza di queste sovrapposizioni, la difesa della Casa Bianca non si è fatta attendere. Un funzionario governativo, che ha parlato a condizione di anonimato, ha dichiarato che il portafoglio presidenziale è gestito in modo indipendente da istituzioni finanziarie di terze parti e che nessuno della famiglia Trump ha voce in capitolo sulle specifiche scelte. La tesi ufficiale è che i gestori utilizzino “programmi a replica di indice” (index-replicating programs) per allocare il capitale in modo neutro.
Tale argomentazione è stata però aspramente respinta da esperti legali e accademici. Ann Skeet, direttrice senior per l’etica della leadership presso il Markkula Center for Applied Ethics, ha sottolineato come gli investimenti diretti in aziende al centro di imminenti decisioni normative pongano innegabili e gravi preoccupazioni etiche. Analisti finanziari e studi accademici confermano inoltre che i portafogli a replica passiva non estinguono i conflitti di interesse; al contrario, incanalano meccanicamente all’interno del portafoglio personale l’aumento di valore innescato, ad esempio, dai sussidi governativi statali a cui quelle stesse aziende sono esposte.

Questo ingresso nel mercato del reddito fisso giunge in uno dei momenti macroeconomici più instabili della storia recente. La guerra con l’Iran e la conseguente chiusura fisica dello Stretto di Hormuz hanno innescato uno shock energetico senza precedenti, forzando temporaneamente il greggio Brent oltre i 110 dollari al barile e spingendo l’inflazione statunitense, misurata a marzo, al 3,3%. L’amministrazione ha dunque monetizzato rendimenti garantiti (con il decennale USA balzato oltre il 4,3% per via del mancato taglio dei tassi ) approfittando della tempesta inflazionistica innescata, paradossalmente, dalla crisi militare che essa stessa sta diplomaticamente gestendo.
L’incertezza economica corre ora di pari passo con la febbre politica della nazione. Il clima rovente a Washington si è cristallizzato nella tarda serata di ieri, quando la celebre cena della White House Correspondents’ Association è stata sconvolta da un gravissimo incidente di sicurezza. Un uomo armato di pistole, fucili e armi da taglio ha fatto irruzione nella lobby del Washington Hilton puntando verso la sala principale, provocando il panico prima di essere braccato e neutralizzato dal Secret Service.







