I mercati energetici e finanziari globali sono in massima allerta. In seguito alla violenta escalation militare in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran, i contratti futures sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) hanno registrato un balzo del 35,6%, il più grande guadagno settimanale mai registrato dalla loro introduzione nel 1983, superando la quota di 90 dollari al barile. Parallelamente, il benchmark globale Brent è balzato di quasi il 30%, oltrepassando i 92 dollari al barile. Il mondo si trova ora ad affrontare la prospettiva di uno shock logistico ed energetico dalle conseguenze incalcolabili.
Il blocco di Hormuz
L’epicentro della crisi si trova nello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale attraverso il quale transita abitualmente circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) consumato a livello globale. Con la via d’acqua di fatto trasformata in una zona di guerra e gli avvertimenti espliciti rivolti alle navi commerciali, il traffico marittimo è crollato del 70% in poche ore, spingendo colossi dello shipping come Maersk e Hapag-Lloyd a sospendere i transiti.





