flexile-white-logo
M
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Post Type Selectors
Ricevi le News della settimana
Direttamente nella tua email ogni sabato i titoli di tutti i nuovi articoli della settimana Eleva!

Il Nasdaq piega le regole per l’IPO di SpaceX: la mossa che fa infuriare Wall Street e Michael Burry

Mar 19, 2026 | Finanza

Wall Street è in fermento per quella che si preannuncia come la più grande Offerta Pubblica Iniziale (IPO) della storia finanziaria, ma dietro le quinte si sta consumando una battaglia che minaccia di riscrivere le regole stesse del mercato azionario. SpaceX, l’azienda aerospaziale di Elon Musk, sta preparando il suo sbarco in borsa per il 2026 con una valutazione stimata intorno a 1.750 miliardi di dollari e l’obiettivo di raccogliere fino a 50 miliardi, una cifra che polverizzerebbe il record di 29 miliardi stabilito da Saudi Aramco nel 2019.

Tuttavia, la vera notizia che sta scuotendo la comunità finanziaria non riguarda i razzi o i satelliti Starlink, bensì le condizioni senza precedenti che Elon Musk sta imponendo per scegliere il listino su cui quotarsi. SpaceX ha infatti posto come prerequisito non negoziabile un ingresso rapido e garantito nel prestigioso indice Nasdaq-100, scatenando una controversa proposta di modifica dei regolamenti da parte del Nasdaq stesso.

La regola “Fast Entry”: una corsia preferenziale per le megacap

Attualmente, l’ecosistema dei mercati azionari è progettato per proteggere gli investitori dalla volatilità delle nuove quotazioni. Le società appena sbarcate in borsa devono solitamente affrontare un periodo di “seasoning” (maturazione) che va dai tre ai dodici mesi prima di poter essere incluse in indici primari come il Nasdaq-100 o l’S&P 500. Questo lasso di tempo è fondamentale per permettere al mercato di stabilire un prezzo equo e per garantire che l’azienda abbia la liquidità necessaria a sopportare i massicci acquisti automatizzati da parte dei fondi passivi.

Per vincere l’agguerrita competizione con il New York Stock Exchange (NYSE) e accaparrarsi l’IPO del decennio, il Nasdaq ha però deciso di assecondare le richieste di SpaceX. A febbraio del 2026, il listino ha pubblicato una proposta di consultazione per introdurre una nuova regola chiamata “Fast Entry”. Questa modifica consentirebbe a una società neo-quotata di bypassare completamente il periodo di maturazione e i requisiti storici di liquidità, entrando nel Nasdaq-100 dopo appena 15 giorni di contrattazione, a patto che la sua capitalizzazione di mercato la collochi tra le prime 40 aziende dell’indice. Con una valutazione di 1.750 miliardi di dollari, SpaceX si posizionerebbe immediatamente al sesto posto assoluto del mercato statunitense.

Il Nasdaq ha giustificato la mossa sostenendo che, poiché le aziende tecnologiche rimangono private molto più a lungo, i fondi passivi rischiano di perdere i grandi rialzi iniziali di queste “megacap” se costretti ad attendere mesi per l’inclusione. Ma per molti opinionisti, la borsa sta semplicemente piegando le proprie regole di garanzia di fronte allo strapotere contrattuale di un singolo colosso.

Il trucco del moltiplicatore: la trappola per i fondi passivi

Se l’ingresso a 15 giorni ha sollevato dubbi, è una seconda clausola tecnica associata alla proposta ad aver generato vero e proprio allarme. Le IPO moderne di grandissime dimensioni utilizzano spesso una strategia a “basso flottante” (low float), immettendo sul mercato pubblico solo una percentuale minuscola delle azioni totali. Se SpaceX decidesse di vendere al pubblico solo il 5% delle proprie azioni, l’offerta limitata scontrandosi con una domanda globale massiccia farebbe schizzare il prezzo alle stelle.

Per tutelare gli investitori da queste distorsioni, gli indici ponderano le aziende in base al flottante reale. Ma il Nasdaq ha proposto di alterare questa matematica. La nuova regola prevede che per i titoli con un flottante inferiore al 20%, il peso nell’indice venga moltiplicato artificialmente per 5.

L’impatto di questo “5x float multiplier” è devastante: se SpaceX quota il 5% di un’azienda da 1.750 miliardi (ossia 87,5 miliardi di azioni reali), il moltiplicatore imporrà all’indice di calcolare il peso di SpaceX come se il flottante fosse del 25% (ovvero 437,5 miliardi di dollari). Di conseguenza, l’immenso ecosistema di ETF e fondi pensione che replicano il Nasdaq-100 (un mercato da oltre 1.400 mld di dollari, guidato dal colosso Invesco QQQ) sarà legalmente obbligato a comprare enormi quantità di azioni in un mercato dove quelle azioni scarseggiano fisicamente.

L’accusa di Michael Burry: la “liquidità di uscita”

Questa proposta normativa ha scatenato la dura reazione di Michael Burry, il celebre investitore che anticipò la crisi dei mutui subprime del 2008. Attraverso un duro intervento sulla piattaforma X, Burry ha definito i piani del Nasdaq come “la più sfacciata manipolazione strutturale di un indice primario che io abbia mai visto”.

La critica di Burry non riguarda il valore industriale di SpaceX, ma la perversione del mercato. Secondo l’investitore, forzando i fondi passivi ad acquistare ciecamente le azioni il 15° giorno a prezzi gonfiati dal moltiplicatore, si crea un rialzo artificiale disancorato dalla realtà. Il vero problema sorgerà allo scadere dei periodi di “lock-up” (tipicamente dopo 90 o 180 giorni), quando Elon Musk, i dirigenti e i fondi di venture capital, che detengono il restante 95% delle azioni, potranno finalmente vendere.

Chi comprerà queste azioni a prezzi massimizzati? I fondi passivi. Come ha denunciato senza mezzi termini Burry: “Il vostro fondo pensione è la liquidità di uscita (exit liquidity)”. I risparmiatori retail, ignari delle dinamiche dei regolamenti, verrebbero di fatto usati come spugne per assorbire le vendite multimiliardarie degli azionisti privati, accollandosi l’inevitabile crollo dei prezzi successivo.

L’intervento della SEC

L’indignazione sollevata da investitori e analisti ha spinto le autorità federali a frenare l’entusiasmo del Nasdaq. L’11 marzo 2026, la Securities and Exchange Commission (SEC) ha pubblicato un avviso ufficiale (Release No. 34-104968) con cui ha esteso la scadenza per l’approvazione o la bocciatura della regola “Fast Entry” fino al 29 aprile 2026. L’ente regolatore ha dichiarato di necessitare di più tempo per valutare le complesse problematiche sollevate.

La decisione della SEC stabilirà un precedente storico. Sullo sfondo, infatti, non c’è solo SpaceX: altre startup valutate centinaia di miliardi, come OpenAI e Anthropic, attendono alla finestra per sfruttare queste stesse scorciatoie normative. Il verdetto di aprile deciderà se l’integrità del mercato e la tutela dei fondi pensione debbano cedere il passo all’urgenza di accomodare i giganti tech del futuro.

Condividi questo articolo sui tuoi social

Di più da Eleva

Steve Jobs: non inseguire i soldi

In questa intervista Steve Jobs spiega che chi vuole aprire un’azienda non può farlo soltanto con lo scopo di lucrarci, in quanto il risultato finanziario dell’azienda è la conseguenza di un’idea rivoluzionaria e spesso sono...