Mentre Washington si prepara al Natale, la Federal Reserve si trova ad affrontare una delle riunioni più surreali della sua storia recente. Domani, il comitato guidato da Jerome Powell dovrà decidere il costo del denaro per la prima economia al mondo, ma dovrà farlo quasi completamente “alla cieca”.
A rompere il silenzio in questo clima ci ha pensato ieri Kevin Hassett, consigliere economico della Casa Bianca e, secondo i rumors di Washington, il favorito numero uno di Donald Trump per guidare la Fed nel 2026.
Hassett: Tagliare, ma con un Limite
Parlando ieri al WSJ CEO Council, Hassett non ha usato giri di parole: esiste un “ampio margine” (ample room) per ulteriori tagli dei tassi di interesse. La sua visione è ottimistica: paragona l’attuale boom dell’Intelligenza Artificiale alla rivoluzione internet degli anni ’90, suggerendo che l’aumento della produttività permetterà all’economia di correre senza surriscaldare i prezzi.
Tuttavia, Hassett ha lanciato un salvagente ai mercati obbligazionari, nervosi per il rischio di una nuova ondata inflattiva. Ha tracciato una linea rossa chiara: “Se l’inflazione passa dal 2,5% al 4%, non si possono tagliare i tassi”. È un messaggio duplice: via libera allo stimolo monetario per ora, ma non a costo di perdere il controllo della stabilità finanziaria.
Il Grande Buio Statistico
Perché le parole di Hassett pesano così tanto? Perché sono le uniche “indicazioni” chiare in un vuoto di dati senza precedenti. A causa dello shutdown governativo di 43 giorni terminato a novembre, la Fed arriverà alla decisione di domani senza le sue bussole fondamentali relative al mese di novembre:
- Niente dati sul lavoro: Il rapporto ufficiale sull’occupazione (Non-Farm Payrolls) di novembre, previsto per venerdì scorso, è slittato al 16 dicembre.
- Niente dati sui prezzi: L’indice CPI sull’inflazione arriverà solo il 18 dicembre.
In assenza di numeri ufficiali, Powell e colleghi devono affidarsi a stime private e “nowcasting”, che dipingono un quadro confuso: i dati ADP segnalano un brusco calo delle assunzioni, mentre le offerte di lavoro (JOLTS) sembrano tenere.
Il dato PCE, il più importante indicatore sull’inflazione per la Fed, ha mostrato un aumento dei prezzi sotto controllo relativamente al periodo pre-shutdown, un fattore molto importante per Powell e colleghi. Ricordiamo che i due fattori osservati speciali della Fed in questo momento sono lavoro e inflazione, e l’intento di tagliare i tassi, a patto che l’inflazione sia controllata, rimane vivo e probabile, in supporto ad un mercato lavorativo che arranca e a diversi settori che hanno subito un calo evidente di volumi negli ultimi trimestri.

Cosa Aspettarsi Domani
Nonostante la nebbia statistica, i mercati hanno già emesso la loro sentenza. Secondo il CME FedWatch Tool, c’è una probabilità dell’87% che la Fed tagli i tassi di un altro 0,25% domani, portandoli nel range 3,50%-3,75%.
Wall Street scommette che la Fed sceglierà la “gestione del rischio”: meglio tagliare ora, piuttosto che aspettare dati che arriveranno troppo tardi. Se Powell confermerà le attese, potrebbe innescare il classico “Santa Rally” di fine anno per le borse.





