Oggi, 18 marzo 2026, la Federal Reserve annuncia la sua decisione sui tassi di interesse. In un clima di forte incertezza globale, alimentato dalla guerra in Iran e dal conseguente shock dei prezzi energetici, i mercati si aspettano quasi all’unanimità che il presidente Jerome Powell mantenga i tassi invariati nell’intervallo tra il 3,50% e il 3,75%. Questa manovra, definita dagli analisti una “hawkish hold” (pausa da falco), segna un brusco rallentamento rispetto all’ottimismo dell’anno scorso e sancisce l’inizio di una complessa fase di attesa per la politica monetaria americana.
Il dilemma di Powell: disoccupazione contro inflazione
La banca centrale statunitense si trova ad affrontare quello che molti esperti descrivono come un vero e proprio incubo per il suo doppio mandato. Da un lato, l’economia ha iniziato a mostrare crepe allarmanti: il mercato del lavoro evidenzia segni di cedimento strutturale, con la perdita di 92.000 posti di lavoro a febbraio e un tasso di disoccupazione balzato al 4,4%. Dall’altro lato, l’inflazione “core” resta vischiosa intorno al 3%, ancora lontana dal target ottimale del 2%.
La situazione è stata esacerbata dall’escalation del conflitto in Medio Oriente, che ha temporaneamente paralizzato lo Stretto di Hormuz e spinto i prezzi del petrolio Brent verso i 100 dollari al barile. Questo massiccio shock energetico rischia di trasmettersi rapidamente alle catene di approvvigionamento, innescando rincari nei beni di consumo e nei generi alimentari, e riaccendendo i timori di stagflazione globale.
Cosa aspettarsi dal “Dot Plot” e dalle revisioni degli analisti
Poiché la decisione sui tassi appare ormai scontata, l’attenzione di Wall Street sarà focalizzata alle 19:00 (ora di Roma) sulla pubblicazione del Summary of Economic Projections (SEP) e dell’aggiornamento del celebre “Dot Plot”. Gli analisti di istituti come Deutsche Bank prevedono una revisione al rialzo delle stime sull’inflazione per il 2026, con proiezioni per l’inflazione PCE in salita al 2,6% e al 2,7%.
Di conseguenza, le prospettive per un imminente allentamento del costo del denaro si stanno sgretolando. Istituzioni come Morgan Stanley e Allianz hanno avvertito che i prezzi record del greggio costringeranno inevitabilmente la Fed a posticipare i tagli dei tassi precedentemente previsti, spostando la prima mossa verso il ribasso a settembre o persino a dicembre 2026. Alcuni economisti si spingono oltre: Carl Weinberg di High Frequency Economics ritiene che non sia del tutto da escludere l’eventualità di un rialzo dei tassi (rate hike) qualora i prezzi estivi sfuggano al controllo.

Wall Street in allarme: la corsa ai settori rifugio
I timori legati alla stagflazione e alla guerra in corso hanno inevitabilmente scosso i mercati azionari, spingendo gli investitori a liquidare gli asset maggiormente esposti al ciclo economico per riposizionare i portafogli. I grandi capitali stanno trovando asilo nei settori rifugio: l’energia e l’industria della difesa. Titoli come Palantir, profondamente legati alla sicurezza nazionale, hanno messo a segno rialzi vertiginosi (+17% nell’ultimo mese), mentre beni rifugio tradizionali come l’oro resistono vicino all’impressionante soglia dei 5.000 dollari l’oncia. In parallelo, gli analisti si attendono un ulteriore rafforzamento del dollaro statunitense (DXY), spinto dal differenziale di rendimento rispetto alle altre banche centrali.
L’ombra di Warsh e il futuro della Federal Reserve
A rendere il quadro della politica monetaria ancora più denso c’è l’imminente scadenza del mandato di Jerome Powell, fissata per metà maggio 2026. Il candidato designato dal Presidente Donald Trump a succedergli, Kevin Warsh, porta con sé un’idea di politica monetaria temuta da alcuni ambienti di Wall Street.
Nonostante Warsh possa rivelarsi accomodante sui tassi d’interesse nominali, è noto per la sua ferrea volontà di attuare un massiccio ridimensionamento del bilancio della Fed. Un drenaggio così aggressivo della liquidità (Quantitative Tightening) in un mercato finanziario ad alta leva espone il sistema a gravi rischi, minacciando di spingere verso l’alto i costi dei mutui e di innescare volatilità nei mercati interbancari e del reddito fisso.
La conferenza stampa di Powell sarà davvero delicata e sospesa tra le molte dinamiche in gioco. Il Presidente uscente dovrà rassicurare i mercati, pur mantenendo ferma la credibilità istituzionale della Fed con un’economia globale colpita duramente dalla guerra e le conseguenti pressioni inflazionistiche sempre più difficili da domare.





