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Europa-India, siglato l’accordo di libero scambio: ecco cosa prevede

Gen 27, 2026 | Geo/Politica

È stato definito “la madre di tutti gli accordi” e, per una volta, l’iperbole sembra giustificata. Mentre a Washington Donald Trump annunciava via social nuovi dazi punitivi contro gli alleati, a Nuova Delhi si celebrava l’opposto: l’Unione Europea e l’India hanno firmato uno storico Accordo di Libero Scambio (FTA) che crea un mercato integrato da quasi due miliardi di persone.

La stretta di mano tra la Presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen e il Primo Ministro indiano Narendra Modi non sancisce solo la fine di quasi vent’anni di negoziati, ma sposta gli equilibri del commercio globale in un’era di frammentazione.

Cosa cambia per l’Italia: Ferrari, Chianti e Macchinari

Per l’economia italiana, l’intesa è una boccata d’ossigeno. L’India, che si avvia a diventare la terza economia mondiale, abbatterà dazi che finora rendevano i prodotti europei inaccessibili alla sua crescente classe media.

  • Vino e prosecco: i dazi, attualmente al 150%, scenderanno progressivamente fino al 20%. Un taglio che apre le porte dei ristoranti e delle enoteche indiane alle etichette italiane, finora schiacciate dai costi doganali.
  • Auto di lusso: una vittoria importante. Le tariffe sulle auto, oggi oltre il 100%, scenderanno al 10% per quote specifiche di veicoli. Marchi come Ferrari, Lamborghini e Maserati diventeranno improvvisamente più accessibili per i milionari di Mumbai e Bangalore.
  • Macchinari: L’allentamento dei dazi (fino al 44%) sulla meccanica strumentale permetterà alle aziende italiane di fornire la tecnologia necessaria alla rivoluzione industriale indiana, battendo la concorrenza cinese.

L’accordo non è privo di rischi: la Coldiretti mantiene alta la guardia sul possibile afflusso di prodotti agroalimentari indiani con standard inferiori a quelli UE, sebbene Bruxelles assicuri il rispetto delle norme sanitarie.

Il contrasto con gli Usa

La tempistica dell’annuncio non potrebbe essere più stridente. Nelle stesse ore in cui l’Europa abbatte le barriere, l’amministrazione Trump raddoppia la linea del “protezionismo armato”.

Il Presidente USA ha annunciato oggi un aumento dei dazi dal 15% al 25% sulle importazioni dalla Corea del Sud, colpendo giganti come Hyundai e Samsung, come ritorsione per presunti ritardi legislativi a Seul. Una mossa che segue le recenti tensioni con il Canada e la crisi diplomatica sulla Groenlandia, dove la minaccia di dazi contro otto nazioni europee è stata ritirata solo all’ultimo minuto dopo un teso “accordo quadro” con la NATO.

L’ombra del petrolio russo

Il Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent, ha attaccato duramente l’accordo UE-India, accusando l’Europa di ipocrisia. Secondo Washington, l’Europa sta di fatto aggirando le sanzioni: l’India acquista petrolio russo a sconto, lo raffina e lo rivende all’Europa come diesel “indiano”. “Gli europei stanno finanziando la guerra contro se stessi”, ha tuonato Bessent, evidenziando come l’accordo faciliterà ulteriormente questo interscambio energetico indiretto.

Perché è importante

Il 27 gennaio 2026 segna la nascita ufficiale di un nuovo polo commerciale. Stretta tra l’isolazionismo americano e l’assertività cinese, l’Europa punta forte sull’India per diversificare le proprie catene di fornitura. Se Washington chiude la porta, Bruxelles apre una finestra sull’Oceano Indiano, sperando che la “via del cotone”, come ribattezzata dal Ministro Tajani, possa compensare le perdite sull’Atlantico.

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