Mentre l’economia statunitense continua a correre a pieni giri, un’ombra si allunga sulla valuta di riserva globale. In una nota che ha scosso i mercati finanziari la scorsa settimana, gli analisti di Bank of America Securities (BofA) hanno lanciato un avvertimento preoccupante: il Dollaro USA non è più scambiato in base ai fondamentali economici, ma sta iniziando a prezzare il rischio di una crisi di fiducia nella capacità del governo americano di sostenere il proprio debito.
Dai tassi alla fiducia
Secondo la nota di BofA, il mercato valutario sta subendo un cambiamento tettonico. Tradizionalmente, un’economia forte e tassi di interesse elevati, come quelli attuali negli USA rispetto a Europa e Giappone, dovrebbero rafforzare il dollaro. Tuttavia, BofA ha osservato un fenomeno opposto: il dollaro ha mostrato segni di cedimento, entrando in quella che la banca definisce una fase dominata da “timori di accessibilità” (affordability fears).
Il cuore del problema risiede nel deficit fiscale esplosivo, aggravato dall’implementazione del One Big Beautiful Bill Act (OBBBA), la legge fiscale firmata nel luglio 2025 che ha reso permanenti massicci sgravi fiscali e introdotto nuovi sussidi. Il Congressional Budget Office stima ora un deficit di 1.850 miliardi di dollari per l’anno fiscale 2026, una cifra pari al 5,8% del PIL in un periodo di non-recessione, un’anomalia storica che sta mettendo a dura prova la fiducia dei creditori internazionali.
In arrivo un “declino disordinato”?
L’aspetto più allarmante dell’analisi di BofA è la distinzione tra un deprezzamento ciclico e un crollo sistemico. La banca avverte del rischio concreto di un “declino disordinato”, quantificato come una perdita di valore del dollaro superiore al 5% in un singolo mese.
In questo scenario verrebbe meno la correlazione inversa che solitamente protegge i portafogli: azioni e obbligazioni crollerebbero simultaneamente. Gli investitori esteri, che detengono circa 70.000 miliardi di dollari in asset statunitensi, potrebbero fuggire non solo dalla valuta, ma dall’intero “sistema America”, innescando una spirale di vendita sui Treasury e un brusco inasprimento delle condizioni finanziarie per famiglie e imprese.
Il fattore Warsh
A complicare il quadro c’è l’incertezza sulla politica monetaria. Con la recente nomina di Kevin Warsh a successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve, il mercato teme una politicizzazione della banca centrale. Sebbene la notizia abbia causato un rimbalzo temporaneo del dollaro, BofA sottolinea che la valuta è ora ostaggio del “rischio politico”: ogni segnale che la Fed possa tagliare i tassi per aiutare il Tesoro a finanziare il deficit (la cosiddetta Fiscal Dominance) viene punito dai mercati.
I grandi attori del mercato si stanno già muovendo. È in atto quello che gli analisti chiamano “debasement trade” (scommessa sulla svalutazione):
- L’oro ha sfondato quota 5.000 dollari l’oncia, non più solo come bene rifugio, ma come alternativa alla moneta fiat.
- I giganti tech come Alphabet e Meta stanno emettendo miliardi di dollari in debito aziendale. La strategia è chiara: indebitarsi in dollari oggi per acquistare asset reali (infrastrutture AI, energia) che manterranno valore domani, scommettendo di fatto contro la valuta che stanno prendendo in prestito.
Mentre altri colossi come Goldman Sachs e JPMorgan prevedono ancora un declino del dollaro più “ordinato” e gestibile nel 2026 , la posizione di BofA si distingue per la sua urgenza. Sicuramente una situazione non semplice da interpretare per gli investitori, che dovranno monitorare da vicino gli sviluppi del debito pubblico statunitense ed il comportamento del biglietto verde.





