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Dimon contro Trump: “il tetto ai tassi delle carte di credito sarebbe un disastro economico”

Gen 22, 2026 | Finanza

Tra le cime innevate delle Alpi svizzere, dove l’élite finanziaria mondiale si riunisce per il World Economic Forum, si è consumato ieri uno degli scontri più duri tra Wall Street e la politica americana degli ultimi anni. Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase e volto più influente del settore bancario, ha lanciato un avvertimento senza appello contro l’ultima proposta economica di Donald Trump: imporre un tetto massimo del 10% sui tassi di interesse delle carte di credito.

Secondo Dimon, quella che sulla carta appare come una misura populista per aiutare i consumatori si trasformerebbe in un “disastro economico” che finirebbe per colpire proprio le fasce più deboli della popolazione.

La proposta: un tetto al 10%

L’epicentro del dibattito è la proposta avanzata dall’amministrazione Trump, e curiosamente sostenuta da un’improbabile alleanza bipartisan che include i senatori Bernie Sanders e Josh Hawley, di limitare i tassi di interesse delle carte di credito al 10% .

Attualmente, i tassi medi negli Stati Uniti oscillano tra il 20% e il 30%. L’obiettivo dichiarato dalla Casa Bianca è alleviare il peso del costo della vita per le famiglie americane, “strozzate” da interessi definiti predatori. Secondo uno studio della Vanderbilt University, una simile misura potrebbe far risparmiare ai consumatori fino a 100 miliardi di dollari l’anno.

“Niente credito per l’80% degli americani”

La risposta di Dimon a Davos è stata brutale nella sua franchezza. Il banchiere ha spiegato che, se costrette a prestare denaro al 10% (un tasso che spesso non copre nemmeno il rischio di insolvenza per i clienti meno abbienti), le banche non subiranno perdite: semplicemente smetteranno di prestare.

“Rimuoverebbe il credito all’80% degli americani,” ha sentenziato Dimon . “E per molte di queste persone, quella carta è la loro linea di credito di riserva”.

Secondo l’analisi dell’American Bankers Association (ABA), fino a 159 milioni di persone potrebbero vedersi cancellare la carta o ridurre drasticamente il plafond. Dimon ha sottolineato che le vere vittime non sarebbero le banche (“Noi sopravviveremmo comunque”), ma l’economia reale: ristoranti, negozi, scuole e comuni che vedrebbero crollare i pagamenti da parte di cittadini improvvisamente privi di liquidità.

La provocazione politica

In un passaggio che ha mescolato analisi finanziaria e sfida politica, Dimon ha lanciato una provocazione: se i politici credono davvero che i controlli sui prezzi funzionino, dovrebbero testarli prima su scala locale.

“Il governo dovrebbe forzare le banche a farlo in due stati, Vermont e Massachusetts, e vedere cosa succede,” ha detto Dimon . La scelta non è casuale: sono gli stati rappresentati rispettivamente da Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, i due più feroci critici di Wall Street. Il sottotesto è chiaro: lasciate che siano i loro elettori a sperimentare per primi la sparizione del credito.

Lo scenario futuro

Mentre i mercati reagiscono con nervosismo (le azioni bancarie hanno registrato cali dopo l’annuncio ), resta il dubbio sulla fattibilità legale della proposta. Senza un atto del Congresso, un ordine esecutivo presidenziale verrebbe probabilmente bloccato dai tribunali, citando precedenti della Corte Suprema che permettono alle banche di stabilire i tassi in base allo stato in cui hanno sede legale.

Per ora, la battaglia è retorica, ma la posta in gioco è reale: il futuro dell’accesso al credito per la working class americana.

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