È un’Italia a due facce quella fotografata dall’ISTAT nell’ultimo report sul mercato del lavoro diffuso questa mattina. Da un lato c’è il dato da prima pagina: il tasso di disoccupazione è sceso al 5,6%, toccando il livello più basso dal 2004, anno di inizio delle serie storiche. Dall’altro, c’è il risvolto della medaglia che preoccupa gli analisti: il calo della disoccupazione non è dovuto a un boom di assunzioni, ma al fatto che molti italiani hanno smesso di cercare lavoro, scivolando nella zona grigia dell’inattività.
Il dato in chiaroscuro
A dicembre 2025, il numero di occupati ha subito una battuta d’arresto, calando di 20.000 unità rispetto al mese precedente (-0,1%). Nello stesso periodo, le persone in cerca di lavoro sono diminuite di 15.000 unità. Dove sono finite queste persone? La risposta è nei dati sull’inattività: in un solo mese, 31.000 persone in più (tra i 15 e i 64 anni) hanno smesso di cercare un impiego, portando il tasso di inattività al 33,7%. Su base annua, l’esercito degli inattivi è cresciuto di ben 163.000 unità, un segnale che il mercato del lavoro, pur resiliente, sta faticando a riattivare le fasce più scoraggiate della popolazione.





